venerdì 4 ottobre 2013

Luca Carboni: ‘Fisico & Politico’, singolo dal nuovo album

Per celebrare i 30 anni di carriera, Luca Carboni ha realizzato l’album che contiene tre inediti, tra cui “C’è sempre una canzone” scritta con Ligabue e nove suoi classici rivisitati in duetti inediti. Al disco hanno partecipato Franco Battiato, Cesare Cremonini, Elisa, Jovanotti, Alice, Miguel Bosè, Tiziano Ferro, Biagio Antonacci, Samuele Bersani.

‘Fisico & Politico’ è anche il singolo in circolazione nel quale Carboni duetta con Fabri Fibra.

Marco Travaglio: “Alfetta”

da: Il Fatto Quotidiano

II trapasso dal governo Lettusconi al governo Alfetta viene salutato dalla stampa italiana (quella estera ha cose più importanti di cui occuparsi) con unanime giubilo, pari soltanto a quello di Letta jr. che parla di giornata “storica” e biforca le dita a “V” come vittoria, manco fosse Churchill. Purtroppo per lui, Churchill aveva appena vinto la Seconda guerra mondiale, mentre il Nipote ha appena vinto una compagnia della buona morte composta da Angelino Jolie, Giovanardi, Formigoni, Cicchitto e Lupi, più un’altra serie di facce da museo Lombroso (si parla persino di Schifani).

I turiferari a mezzo stampa dipingono Lettino come l’uomo che dopo vent’anni ha sconfitto Berlusconi, ma c’è un equivoco: B. s’è sconfitto da solo col più classico e comico degli harakiri; se aspettava Letta e il Pd, poteva campare altri 200 anni. Sull’Unità di Claudio Sardo, che è sempre l’ultimo a sapere, titola che B. “perde la faccia” (come se ne avesse mai avuta una) e santifica gli Alfanidi: non male, per un presunto giornale che due mesi fa chiedeva le dimissioni di Alfano per il sequestro e la deportazione di una donna e di una bimba kazake, decisi al Viminale sotto l’occhio da triglia del cosiddetto ministro dell’Interno, ora promosso ad alfiere di un “nuovo centrodestra” che vuole

Il Buongiorno di Massimo Gramellini: “Per chi piange l’Europa”

da: La Stampa

Quanta ipocrisia sulle facce dei potenti listate a lutto, mentre le vittime della strage annegano una seconda volta nella retorica. Quanto cinismo tra i leghisti che considerano una soluzione respingere i disgraziati, affinché si rassegnino a morire a casa propria: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Intanto in tv va in scena il rito della commozione a reti unificate, la ricerca del caso umano, l’intervista all’eroe da esibire nei talk show per far dimenticare le radici di questo dramma, più ampio nelle dimensioni ma identico ai tanti altri che ci sono scivolati addosso senza lasciare traccia, a parte uno spruzzo di lacrime.  

Finché i disperati in fuga dalla violenza e dalla miseria marcivano a spese nostre nei lager di Gheddafi, nessuno si interessava alla loro sorte. Adesso che le gabbie si sono aperte e le bagnarole dei banditi hanno ripreso il largo, si piangono i morti e si continuano a ignorare i vivi. L’Europa, che fa la morale all’Italia per lo sfondamento di un parametro economico o la dimensione non regolamentare di una zucchina, tratta Lampedusa come se fosse una provincia romana anziché l’avamposto di un continente. Tutti sanno che l’unica soluzione consiste nel pattugliare le coste africane e mettere in salvo quei poveri cristi prima che le bagnarole affondino, invece di fingersi ogni volta sorpresi per il loro arrivo. Ma iniziative simili richiedono un cuore e una testa, non solo un apparato lacrimatorio da sepolcri imbiancati. Richiedono una visione politica, che nell’Europa dei paurosi sembra avere fatto naufragio. 

L’Amaca di Michele Serra

da: la Repubblica

Un flusso ininterrotto di persone povere verso i paesi ricchi, questa è sempre stata l’immigrazione. Se perfino dopo giornate come quella di ieri molti ne parlano con paura, ira, astio, è anche perché è cambiato fino a snaturarsi, negli anni, il concetto stesso di povertà. Per secoli la povertà è stata una piaga dalla quale guarire, una condanna alla quale ribellarsi. Oggi, nella società del benessere obbligatorio, è diventata una colpa. I poveri, per il nostro sguardo reso grasso e opaco dalla cessazione della fame, sono colpevoli di povertà. Non è solamente lo spirito del capitalismo ad avere generato questa colossale e molto funzionale mistificazione. È una scorciatoia morale, una comodità psicologica che ci rassicura tutti – mica solo quelli di destra, o i razzisti che ghignano, o i leghisti che latrano – perché se la povertà è un demerito (e non una condizione ingiusta, subita per debolezza e sovente inflitta con la prepotenza) allora i poveri fanno meno pena, e in quei barconi alla deriva, in quegli annegati, oltre a non riconoscere i nostri avi gracili e spaesati come eritrei che fuggivano dall’Italia, neppure riconosciamo la ribellione di nostri simili a una vita grama e infame, dalla quale fuggono esattamente come faremo noi se fossimo al loro posto.

giovedì 3 ottobre 2013

Il dna non si cambia: gli errori strategici di Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi ha un problema serio. Dalla nascita. E’ il suo dna. Che fa prevalere la megalomania e la convinzione di essere il solo salvatore della patria. Sempre e comunque. Il dna che gli fa credere di dire il vero quando invece mente o omette. Il dna che non gli consente di accettare che gli eventi non vadano nella direzione da lui voluta.
Ora. Uno così può essere affidabile? Puoi gestire una mediazione logica, e perché no: utilitaristica? No. Uno così può comprendere quale sia la scelta tattica e/o strategica più opportuna nel momento in cui gli eventi vanno in direzione contraria a ciò che crede e aspetta? Ben difficilmente.
E, infatti, Silvio Berlusconi ha commesso negli ultimi mesi errori strategici che in passato non avrebbe commesso perché i “vincoli” del suo dna erano compensati dalla coglioneria di parte degli italiani, dalla similitudine con altri italiani che in lui si vedevano rappresentati, dall’inconsistenza e pochezza del Pd. Condizioni favorevoli che ha saputo usare e mantenere che hanno “neutralizzato” l’effetto negativo di ciò che predomina nel suo dna.


La sentenza passata in giudicato che l’ha condannato per frode fiscale, non ha fatto che esplodere l’essenza del dna a tal punto da oscurare ogni lucidità analitica e di sintesi.
Dopo quella sentenza, Silvio Berlusconi avrebbe dovuto fare un passo indietro. Non immediatamente (questo non si fa, non ci si arrende subito), ma trascorso un ragionevole periodo necessario per arrivare a concludere

Gli immigrati morti oggi al largo di Lampedusa: Don Colmegna, “basta chiamarle tragedie”


Basta chiamarle tragedie

Basta chiamarle tragedie. Per favore, basta! Quello che è successo oggi a Lampedusa è ormaiun’agghiacciante normalità. Leggi sbagliate, interventi prevalentemente repressivi del fenomeno migratorio e disinteresse interessato dei paesi europei non direttamente coinvolti nell’approdo quotidiano dei migranti non hanno minimamente scalfito la potenza delle organizzazioni criminali che trasportano senza nessuno scrupolo chi sogna l’Europa verso le sue coste. Queste stesse leggi non non sono nemmeno mai riuscite a razionalizzare i flussi migratori in ingresso con la domanda delle società e delle economie dei paesi di destinazione. Anzi, con le loro astrusità burocratiche, hanno favorito, di fatto, la crescita degli immigrati irregolari.
Non solo. Quest’agghiacciante normalità è aggravata dal fatto che a cercare di arrivare sulle nostre coste non sono solo migranti economici che vogliono migliorare le loro condizioni di vita, ma anche persone che si lasciano alle spalle guerre, violenze e repressione. Sono migranti obbligati che scappano dalle loro nazioni non per scelta, ma per necessità. Questo la Fortezza Europa lo sa, ma non va oltre gli appelli. Si limita alle parole di cordoglio da parte dei suoi rappresentanti, ma non interviene concretamente. In materia di immigrazione,

Centinaia di immigrati morti al largo di Lampedusa: l’Europa che ci dà i compiti che fa?

da: Famiglia Cristiana

Dall’Europa solo lacrime di coccodrillo
di Roberto Zichitella

Dal 1998 a oggi il Mediteranneo ha già inghiottito almeno 20 mila  migranti. Quelli che hanno perso la vita nel Canale di Sicilia sarebbero 6.800. “Purtroppo sono dati approssimati per difetto”, chiarisce Gabriele Del Grande, lo scrittore e giornalista toscano che dal 2006 ha creato il blog Fortess Europe (un osservatorio sulle vittime della frontiera): fortesseurope.blogspot.it

La tragedia di Lampedusa sta suscitando una reazione senza precedenti del mondo politico italiano. Potrà essere l'occasione per affrontare seriamente il problema degli sbarchi?
“Oggi vedo tante lacrime di coccodrillo da parte di molti degli stessi politici che da anni  sostengono politiche di repressione  della libertà di movimento. Tragedie come quella di oggi sono figlie di queste politiche. L'Europa e l'Italia stanno chiudendo gli accessi ai visti per i cittadini della riva sud del Mediterraneo. Ormai avere un visto per l'Italia è quasi impossibile, a volte un privilegio riservato alle classi più benestanti. Agli altri non resta che affidarsi

Lampedusa: prende fuoco un barcone, muoiono centinaia di immigrati

da: Famiglia Cristiana

Orrore a Lampedusa, il grido del sindaco Nicolini
Sono partiti in 500 e, ad ora, vivi sono poco più di un centinaio. È l’ennesima tragedia quella che si è consumata al largo di Lampedusa questa mattina quando un barcone, a mezzo miglio dall'Isola dei Conigli, si è rovesciato prendendo fuoco.
di Chiara Pelizzoni


Sono partiti in 500 e, ad ora, vivi sono poco più di un centinaio. È l’ennesima tragedia quella che si è consumata al largo di Lampedusa questa mattina quando un barcone, a mezzo miglio dall'Isola dei Conigli, si è rovesciato prendendo fuoco e lasciando che il Mediterraneo inghiottisse i corpi di uomini, donne e bambini in cerca di un futuro migliore. Centinaia di persone sono ancora in acqua, tra queste una trentina di bambini e tre donne incinta perché, nell’inferno degli sbarchi, la tragedia non guarda in faccia nessuno.

Elisa, nuovo singolo: video, ‘L’anima vola’

Anziani e qualità della vita, classifica Global Age Watch: Italia indietro, Svezia con Norvegia e Germania a primi posti

da: la Repubblica

Anziani e qualità della vita: l'Italia indietro nella classifica
La graduatoria di Global Age Watch tiene conto di parametri legati a condizioni sociali, di reddito e ambientali e sarà sottoposta ai governi per migliorare le politiche per la terza età. Ai primi posti Svezia, Germania e Norvegia

Qualità della vita delle persone 'anziane': l'Italia è al 27esimo posto nella prima classifica mondiale che punta una lente su 91 Paesi. Il Bel Paese si piazza dopo Cile, Slovenia, Uruguay e Argentina. Per stare meglio, però, gli over 60 italiani dovrebbero trasferirsi in Svezia che si aggiudica invece il primo posto come nazione più "ageing-friendly" della Terra, con pensioni e welfare generosi, trasporti affidabili e forte senso della comunità. A ruota, sul podio figurano Norvegia e Germania. Sono i risultati del Global Age Watch Index, realizzato da HelpAge International, network globale dedicato alle fasce anziane della popolazione mondiale, in collaborazione con l'Onu (Organizzazione nazioni unite).

Obiettivo della classifica è consentire ai governi di tutto il mondo di avere parametri da poter prendere a riferimento al fine di misurare il successo delle politiche per gli anziani. E non è affatto casuale la scelta di divulgare il report nella data del 1° ottobre, Giornata internazionale dell'anziano.

Barbara Spinelli: “Lo spirito della Costituzione”

Come sempre, e come quasi mai riesce ai suoi colleghi giornalisti/analisti, Barbara Spinelli osserva con acume.
Concordo, in particolare, su questa considerazione: “la nostra Repubblica si è fatta presidenziale, sotto Napolitano, e la metamorfosi non è stata decisa dal popolo sovrano: è avvenuta come se l'avesse dettata, motu proprio, la natura”.
Non accetto una repubblica presidenziale di fatto. Sono gli italiani - sensati e/o imbecilli quando vanno a votare – a doversi esprimere in tal senso.
Ma a questa repubblica presidenziale di fatto, ci siamo arrivati per il “corso della natura”. Siamo sotto tutela da tempo, Napolitano non ha fatto nient’altro che prenderne atto e farsi garante verso i nostri badanti. Il “presidenzialismo” è arrivato quasi gioco forza. Il che non significa che l’attuale “equilibrio” politico/sociale sia da accettare e mantenere e che Napolitano non debba “rientrare nei ranghi”. Ma non riuscirà a farlo con questo centro destra e centro sinistra. Quest’ultimo, per ora, perché il 4 ottobre si vota la decadenza di Berlusconi dal Senato, è riuscito a tenere una posizione costante e coerente. Sì, ma solo dopo una sentenza definitiva di condanna a Silvio Berlusconi.
Il che è tutto dire sulla sua consistenza ideale e pratica…


da: la Repubblica

Forse è venuta l'ora di dire in termini chiari che l'imperatore è nudo: in Italia, e in tutti i Paesi dell'Unione europea immersi nella crisi. Non ha più scettro né manto.

mercoledì 2 ottobre 2013

Fiducia a Letta: Senato, l’intervento di Paola Taverna, capogruppo M5S

Fiducia a Letta: il M5S dà della “venduta” all’ex Paola De Pin

Letta bis: sbagliato il cocktail di farmaci per Silvio Berlusconi: “non voto la fiducia”…”sì, voto la fiducia”

tratto da: Il Fatto Quotidiano

Berlusconi cambia (ancora) idea: “Voteremo sì”. E’ stata la quinta volta in mezza giornata. Fino all’ora di pranzo, infatti, Berlusconi e il Pdl avevano confermato di ritirare il sostegno al governo delle larghe intese. Ma il Cavaliere a sorpresa ha preso la parola in Aula al posto del capogruppo Schifani e ha annunciato il colpo di scena: tutto il Pdl voterà la fiducia all’esecutivo guidato daEnrico Letta. Pochissime parole quelle di Berlusconi, un intervento che doveva durare 10 minuti. In soli 2 minuti il Cavaliere cambia le carte in tavola ed ecco il colpo di scena: “Non senza un interno travaglio” votiamo la “fiducia”.
D’altra parte l’esecutivo avrebbe continuato a camminare e qui sta il motivo della retromarcia (l’ultima delle giravolte) di Berlusconi. Quella del Cavaliere sembra una sconfitta politica perché un pezzo non irrilevante del suo partito non l’ha seguito nella sua furia distruttrice al grido di “al voto, al voto”. Letta avrebbe avuto comunque una maggioranza e Berlusconi sarebbe rimasto nell’angolino. Avrebbe avuto una maggioranza al Senato più stretta: 180 voti (contro i 230 avuti finora). Per ottenere la fiducia servono 161 sì. Una “nuova maggioranza” come la chiama il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. E’ una maggioranza che non ha più bisogno di Berlusconi e questo lo hanno sottolineato in parecchi nel governo e nel Pd. 

Dario Bressanini: Le bugie nel carrello / 3

Il terribile botulino

Chiunque abbia un frigorifero sa che i vegetali si conservano per diversi giorni, anche settimane, mentre un pezzo di carne cruda comincia a puzzare molto presto. La carne è il terreno di coltura ideale per molti microorganismi, che trovano acqua e nutrimento a volontà, oltre a condizioni favorevoli per la crescita, perché ha un pH non troppo acido. Durante la macellazione le varie parti dell’animale possono subire una contaminazione da parte dei batteri presenti, tra cui il Clostridium botulinum, che in condizione opportune può produrre neurotossine particolarmente pericolose: se ingerite, si legano irreversibilmente alle terminazioni nervose periferiche inibendo il rilascio dei neurotrasmettitori e causando la paralisi dei muscoli. Questa malattia, chiamata botulismo, si può contrarre dai salumi e da molti altri alimenti. In Italia un’epidemia causata da una partita di mascarpone ha colpito 58 persone nel 1996, e ogni anno vengono segnalati mediamente 20-30 casi.
I nitriti contenuti nei salumi hanno la funzione di proteggerci dal botulino. L’EFSA ci ricorda che «esercitano un importante effetto conservante in alcuni prodotti a base di carne, in particolare inibendo la crescita di alcuni microrganismi indesiderati, compreso il Clostridium botulinum».

Scandal, terza stagione, primo episodio: dal 3 ottobre ‘Battle of her life’

Rai, fiction: “Altri tempi’, l’Italia al tempo delle case chiuse

da: la Repubblica

“Altri tempi" riapre le case chiuse: era il 1958, la Merlin cambiò l'Italia
La miniserie di RaiUno, che ha aperto la settima edizione del Roma Fiction Fest, racconta il dramma della prostituzione attraverso gli occhi di una professionista del sesso, Maddalena, interpretata da Vittoria Puccini
di Valentina Ariete


Nel 1958 fu approvata la legge, formulata dalla senatrice Lina Merlin e che ancora oggi porta il suo nome, che ha portato alla chiusura delle case di tolleranza. La lotta della senatrice Merlin per far approvare la legge è durata più di dieci anni e ha duramente diviso l'opinione pubblica italiana: fatti noti, che però non raccontano come hanno vissuto l'abolizione delle case chiuse le dirette interessate. La miniserie in due puntate Altri tempi, prodotta da Rai Fiction e girata da Marco Turco, racconta proprio questo attraverso gli occhi della prostituta Maddalena, interpretata da Vittoria Puccini. Svela com'era la vita nelle case tolleranza e cosa ha comportato la loro chiusura nella vita delle professioniste del piacere. 

Scalfari incontra Papa Francesco: così cambierò la Chiesa

da: la Repubblica

Il Papa a Scalfari: così cambierò la Chiesa
"Giovani senza lavoro, uno dei mali del mondo"
ESCLUSIVO: il dialogo con Francesco: "Ripartire dal Concilio, aprire alla cultura moderna". Il colloquio in Vaticano dopo la lettera di Bergoglio pubblicata dal nostro giornale: "Convertirla? Il proselitismo è una solenne sciocchezza. Bisogna conoscersi e ascoltarsi". "La Santa Sede è troppo vaticano-centrica. Basta cortigiani"
di Eugenio Scalfari



Mi dice papa Francesco: "I più gravi dei mali che affliggono il mondo in questi anni sono la disoccupazione dei giovani e la solitudine in cui vengono lasciati i vecchi. I vecchi hanno bisogno di cure e di compagnia; i giovani di lavoro e di speranza, ma non hanno né l'uno né l'altra, e il guaio è che non li cercano più. Sono stati schiacciati sul presente. Mi dica lei: si può vivere schiacciati sul presente? Senza memoria del passato e senza il desiderio di proiettarsi nel futuro costruendo un progetto, un avvenire, una famiglia? È possibile continuare così? Questo, secondo me, è il problema più urgente che la Chiesa ha di fronte a sé". 

Il sistema bancario italiano, a spese dei correntisti: Cucchiani, altri 6 mesi in Intesa per diventare un ricco pensionato



Banche, Cucchiani: pensione con pacco di milioni
Buonuscita da 3,6 milioni per 21 mesi di lavoro da amministratore delegato di Banca Intesa SanPaolo. A pagare sono i correntisti.


Pensionato milionario a 63 anni. Questo il futuro che attende il manager Enrico Cucchiani, che ieri si è dimesso da amministratore delegato di Banca Intesa SanPaolo.
L'ex Ceo ha deciso di restare per altri sei mesi nella banca con il ruolo di direttore generale "senza poteri e deleghe". In pratica non lavorando si garantirà una pensione milionaria, oltre ai sei mesi di lauto stipendio.
Secondo quanto risulta riportato da Radiocor, "il manager sarà legato alla banca ancora per un periodo attraverso un rapporto nel quale pur mantenendo la carica di direttore generale, che aveva in quanto amministratore delegato, sarà privo di qualunque potere e delega".

Il Buongiorno di Massimo Gramellini: Letta, Joe Vanardi…

da: La Stampa

Joe Vanardi

E così alla fine Enrico Letta non avrà scritto in fronte Jo Condor, ma Joe Vanardi. Nelle prossime righe tesserò l’elogio di Giovanardi Carlo, parlamentare cattolico di resistibile simpatia e marmorea duttilità che sui diritti civili si colloca storicamente a destra di Papa Borgia. Messosi alla guida di un drappello di dissidenti, Joe rischia seriamente di salvare il governo e magari l’Italia. L’uomo si conferma coerente: è sempre stato favorevole all’accanimento terapeutico. E in fondo quel Berlusconi così futile e immorale non gli era mai piaciuto. Lo ha sopportato per vent’anni - come il male minore rispetto a invertiti e sinistrati - dirottando la sua ferocia conservatrice verso altri sfoghi. Le coppie gay, perché nei Paesi dove possono adottare è esplosa la compravendita dei bambini. Aldrovandi, perché la macchia di sangue che si vede nella foto non è sangue ma un cuscino rosso. L’Olanda, perché usa le leggi sull’eutanasia per ammazzare i bambini malati. E ancora le coppie gay - un suo classico, come «Champagne» per Peppino Di Capri -, perché vederle quando si baciano è come guardare qualcuno che fa pipì in un luogo pubblico.  

martedì 1 ottobre 2013

Cinema: ‘Anni felici’, il nuovo film di Daniele Luchetti

da: la Repubblica

"Anni felici", Daniele Luchetti si racconta: "Io, piccolo testimone di un folle amore"
La vicenda (autobiografica) di una coppia degli anni Settanta nel nuovo film del regista romano. Con Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti. L'autore: "I miei libertari genitori mi hanno poi costretto a anni di psicanalisi..."
di Arianna Finos



Un diario affettuoso sugli anni Settanta, la dolce estate di una famiglia romana, le poche asprezze di anni inconsapevolmente felici. Daniele Luchetti si racconta, sua perfino la voce narrante ("avevo provato a farla fare a Sergio Castellitto, poi al bambino che mi interpreta nel film, alla fine mi sono esposto in prima persona") in Anni felicisenza pudore e con molta ironia. A partire dal titolo. Il suo se stesso ragazzino è il testimone involontario dell'amore per niente sereno di una coppia eterogenea: litigi, confessioni, sesso, fumate, strilli, tradimenti, tutto consumato davanti ai suoi occhi bambini, per i quali l'unico riparo è il filtro cinematografico di una Super8. La coppia nel film, lui scultore monolitico,

Sandro Magister: Bergoglio’s list, Francesco durante il golpe in Argentina

da: l’Espresso

Bergoglio’s list: Francesco durante il golpe in Argentina
Centinaia di persone salvate dalla dittatura argentina. E fatte fuggire. Usando una chiesa come base. Un libro svela il papa segreto. Ai tempi di Videla
di Sandro Magister

Nella sua intervista a “La Civiltà Cattolica” che ha fatto il giro del mondo, papa Francesco descrive la Chiesa come «un ospedale da campo dopo una battaglia», dove la primissima cosa da fare è «curare i feriti». Ma che cosa cambia quando la battaglia è in pieno corso? Nella sua Argentina, tra il 1976 e il 1983, Jorge Mario Bergoglio ha traversato gli anni di piombo della dittatura militare. Sequestri, torture, massacri, 30 mila scomparsi, 500 madri uccise dopo aver partorito in prigione i figli a loro sottratti. Che cosa fece in quegli anni l’allora giovane provinciale dei gesuiti argentini è rimasto per lungo tempo un mistero. Così fitto da far trapelare il sospetto che avesse assistito inerte all’orrore, o peggio, avesse esposto a maggior pericolo alcuni suoi confratelli, i più impegnati tra i resistenti.
La scorsa primavera, subito dopo la sua elezione a papa, queste accuse furono 

Nella Chiesa di Papa Francesco, Leonardo Boff: “davvero non esistono le verità assolute”

da: la Repubblica

Davvero non esistono le verità assolute
di Leonardo Boff

Caro direttore, scrivendo una lettera a un giornale e rispondendo alle domande poste attraverso un giornale da Eugenio Scalfari, Papa Francesco ha compiuto un atto di straordinaria importanza. Non solo perché lo ha fatto in una forma senza precedenti ma perché lo ha fatto come un uomo che parla a un altro uomo, nel contesto di un dialogo aperto a tutti che ci porta a metterci allo stesso livello degli altri. E di fatti Francesco, che come sappiamo preferisce la definizione di vescovo di Roma a quella di Papa, ha risposto a Eugenio Scalfari in modo cordiale, con l'intelligenza calorosa del cuore piuttosto che con quella intellettuale fredda. La sua si può definire una "ragione sensibile", come si dice oggi nella discussione filosofica in Europa, negli Stati Uniti e anche fra noi, quella che parla direttamente all'altro, al suo profondo, e non si nasconde dietro dottrine, dogmi, istituzioni. In questo senso, per Francesco non è rilevante se Scalfari sia o meno un credente, poiché ognuno ha la sua storia e il suo percorso, ma è importante la capacità di essere aperti all'ascolto. Per dirla con le parole del grande poeta spagnolo Antonio Machado, "la tua verità? No, la Verità e vieni con me a cercarla.

Marco Travaglio: "Non spingete"

da: Il Fatto Quotidiano

C’è una gran ressa nell’anticamera del fronte antiberlusconiano, rimasto per vent’anni semideserto.
Pare che spingano per entrare anche alcuni gaglioffi che dopo una vita da rospi diventarono principi azzurri grazie al tocco magico del portafogli e delle tv del Cainano, che scattavano sull’attenti a ogni suo fischio, che gli han sempre votato e talora firmato decine di leggi vergogna (vero, Angelino detto Lodo?), che ancora due anni fa approvavano festosi la mozione “Ruby nipote di Mubarak”, che ancora l’11 marzo marciavano sul Tribunale di Milano, che ancora una settimana fa si rimangiavano il voto sulla Severino trafficando per salvare il pregiudicato dalla decadenza e si facevano esplodere in tutti i talk show spacciando un volgare frodatore fiscale per un perseguitato politico, insultando i giudici e i giornalisti liberi che hanno capito e detto tutto con due decenni d’anticipo. E ora si scoprono “colombe” per arraffare un’altra poltrona ministeriale e garantirsi l’autoriciclaggio al prossimo giro di valzer, subito riverginati dagli house organ dell’inciucio che li beatificano come alfieri di una destra moderna ed europea, mentre quelli fanno gli eroi della resistenza al “metodo Boffo”, a loro tanto caro fino all’altroieri.

Immigrati, sbarco a Ragusa: costretti a tuffarsi a colpi di cinghiate, 13 morti

da: la Repubblica

Sbarco tragico a Ragusa, 13 morti
"Costretti a tuffarsi dagli scafisti"
Tragedia sul litorale di Scicli: gli immigrati sono annegati tentando di raggiungere la riva a nuoto dal barcone, che si era arenato. I sopravvissuti sono sbarcati tra i turisti e si sono dispersi nelle campagne. Arrestati due presunti scafisti, che secondo un testimone avrebbero costretto le vittime a tuffarsi colpendole a cinghiate. Il cordoglio di Napolitano. Altri quattordici extracomunitari naufragati sull'isolotto di Lampione: recuperati dalla Guardia costiera
di Francesco Viviano



Gridavano aiuto, gridavano dicendo di non sapere nuotare ma gli scafisti non hanno avuto pietà. Li hanno bastonati, frustati con delle cime e minacciati con i coltelli costringendoli a buttarsi in mare. E chi resisteva attaccandosi a qualsiasi cosa veniva preso e gettato in acqua. Così sono morti quei 13 disperati