mercoledì 6 marzo 2013

Decennio 2000-2010, redditi: “il mistero delle pensioni che crescono”


da: la Repubblica

Il mistero delle pensioni che crescono
C’è un ricambio di oltre mezzo milione di persone all’anno: va fuori chi guadagnava meno, entrano soggetti più “ricchi”

Suona certo come una sorpresa il fatto che i pensionati abbiamo visto aumentare del 10% il proprio reddito reale nel decennio 2000-2010. Com’è possibile, visto che le pensioni tradizionalmente recuperano al massimo una parte della crescita dei prezzi? La risposta a questa domanda è complessa. In primo luogo va ammesso che l’universo dei pensionati è soggetto a un continuo ricambio (ogni anno entra ed esce circa mezzo milione di persone), con l’ovvia conseguenza che gli ultimi entrati hanno in media un assegno previdenziale più elevato rispetto a chi esce, e dunque non deve sorprendere che il reddito medio delle famiglie di pensionati cresca per questo motivo. D’altronde fra i pensionati vi sono gli ex dirigenti, gli ex quadri, le alte cariche pubbliche (compresi i parlamentari), che con il sistema retributivo sono riusciti ad ottenere pensioni tutt’altro che leggere, come conferma il fatto che nel 2010 un pensionato su 6 aveva un assegno mensile superiore a 2mila euro. Va poi considerato che i numeri forniti dalla Banca d’Italia si riferiscono al reddito netto del nucleo familiare, al quale contribuiscono spesso 2 persone (per la precisione vi sono in media 1,7 percettori di reddito per famiglia, sebbene nel caso dei nuclei costituiti da pensionati questo valore scenda a 1,5). In terzo luogo i valori si riferiscono a un reddito complessivo, che è dato dalla somma dei redditi da lavoro dipendente, da lavoro autonomo, da pensione e da capitale. Per esempio, nel caso dei pensionati, se da una parte il reddito netto da pensione

Decennio 2000-2010: redditi scesi per lavoratori dipendenti, cresciuti per lavoratori autonomi


da: la Repubblica

Operai e impiegati più poveri nel decennio d’oro del popolo delle partite Iva
Tra il 2000 e il 2010, secondo i dati della Banca d’Italia, c’è stato un gigantesco trasferimento di reddito dai lavoratori dipendenti a quelli autonomi
di Adriano Bonafede Massimiliano Di Pace

La classe operaia non va più in paradiso. Anzi, tra il 2000 e il 2010 è scivolata verso l’inferno. È quanto emerge dall’indagine sui bilanci delle famiglie che la Banca d’Italia realizza ogni due anni, misurando redditi, consumi e ricchezza delle famiglie italiane, suddivise per condizione professionale. Gli ultimi dati si fermano al 2010 ma è presumibile pensare che questo trend sia continuato e si sia anzi accentuato nei due anni successivi. Per i lavoratori manuali, il reddito netto è cresciuto non soltanto meno di quello di tutti gli altri gruppi sociali, ma anche molto meno dell’inflazione. I numeri parlano chiaro: le famiglie della classe che un tempo Marx indicò come l’attore principale che avrebbe dovuto scardinare il sistema capitalistico hanno vissuto durante il “decennio berlusconiano” un vero e proprio tracollo.

Di fronte a un aumento complessivo del reddito netto familiare del 12,8 per cento, ovvero dell’1,3 medio annuo, hanno dovuto subire un incremento dell’inflazione, nello stesso periodo, molto più elevato, con il 2,2 per cento medio annuo. Alla fine del decennio i redditi netti reali sono scesi del 9,5 per cento. Ma i dati della Banca d’Italia dicono molto di più. Dicono che c’è

Movimento 5 Stelle: energia, debito pubblico, finanza



da: la Repubblica

Da “ambiente” a “vincoli europei” dove ci porta la Grillonomics
La decrescita, l’assegno di cittadinanza e il no alle politiche di austerità in stile tedesco. Tra i nemici non più l’euro ma banche, grandi corporation e i monopoli di Enel e Eni. Ai mercati piace la richiesta di trasparenza finanziaria.
di Roberto Mania

Il successo nazionale del Movimento 5 stelle è conseguenza della crisi globale. Non ci sarebbe Beppe Grillo sulla scena politica se non fossimo dentro la più grave recessione del dopoguerra. È il crollo del Pil e il drammatico sboom dell’occupazione che alimentano il rancore, l’antipolitica, la ribellione che dal locale si espandono via via ai livelli superiori. La decrescita alimenta il populismo e anche qualcosa di peggio, come dimostrano la storia europea e ancora le cronache greche e ungheresi.
I nostri grillini sono parenti stretti dei madrileni di Puerta del Sol come dei giovani americani di Occupy Wall Street, figli tutti di Stéphane Hessel e del suo “Indignatevi!”. Un’onda che si è sollevata. Il loro è un diverso punto di vista, contrapposto a quel che è stato il pensiero unico del neoliberismo suggerito su larga scala e con scarsi (o pessimi) risultati dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale di Washington. Che in Europa ha condotto alle rigidità del fiscal compact (stupido?) e in Italia, di conseguenza, a un’austerità senza precedenti. Un mix micidiale: recessione e politiche di austerity. Con effetti profondi e devastanti sulla struttura produttiva del nostro paese: abbiamo perso 70 mila aziende nell’ultimo quinquennio, i senza lavoro, compresi i cassintegrati, superano

Il Buongiorno di Massimo Gramellini


da: La Stampa

Cinque stelle extra-luxe

L’autopresentazione dei parlamentari di Grillo in diretta tv da un albergo della Capitale («Ciao, sono Diego, in quanto sommelier mi vorrei occupare di agricoltura») ha dissolto in un istante decenni di polverosa comunicazione politica. Siamo in grado di anticiparvi l’intervento degli eletti della lista Monti che si raduneranno oggi a Roma in un esclusivo monolocale del centro. «Ciao, sono Filippo Maria Ondeggioni Guerreschi, uno come tanti. In quanto proprietario di due aerei privati, vorrei entrare nella commissione Trasporti».  

«Ciao a tutti, sono la contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare: avendo tre cameriere peruviane e un personal trainer russo, mi piacerebbe occuparmi di politica estera». «Salve, mi chiamo Giangi Anfuso Lambertenghi, sono appassionato di ecologia e andrò alla Camera con la bicicletta guidata dal mio autista». «Ciao ragazzi, sono Fiordalisa Filippini in Gaumont in Sauroni in Rottweiler in Beauchamp in Opale: felicemente sposata cinque volte e divorziata quattro ancora più felicemente, mi interessano molto i temi della famiglia». «Salve, sono Marco Maniscalchi Ferreris d’Argonauta: figlio dell’ambasciatore Maniscalchi, nipote del cardinale Ferreris e figlioccio del professor d’Argonauta: vorrei occuparmi di pari opportunità».  

«Ciao, sono Luigia Tonnarelli Guitti: non ho mai lavorato un giorno in vita mia, sarà per questo che mi incuriosisce il Welfare». «Salve, sono Gianfranco Fini, disoccupato, mi piacciono le immersioni, ma vorrei tornare a galla. A qualcuno serve un sommelier?».  

Paesi e Buoi di Mattia Feltri


da: La Stampa

Qualcuno è grillino

Qualcuno è grillino perché votava centrodestra. Qualcuno è grillino perché votava centrosinistra. Qualcuno è grillino perché è al centro, ma al centro di tutto. Qualcuno è grillino perché in fondo il comunismo... Qualcuno è grillino perché in fondo il fascismo... Qualcuno è grillino perché prima stava con Di Pietro. Qualcuno è grillino perché prima stava con Vendola. Qualcuno è grillino perché prima stava con Bossi. Qualcuno è grillino perché li aveva girati tutti tranne Casini. 

Venezuela, dopo Chavez: Daniel Duquenal, “in arrivo cambiamenti o la repressione”


da: La Stampa


Il blogger simbolo del dissenso: “Dopo Chavez temiamo la repressione”
Daniel Duquenal: mi accusava di essere una spia al soldo degli Usa
di Elisa Barberis

Il caos politico. È questo che teme Daniel Duquenal, blogger simbolo della lotta anti-Chavez, che da anni urla il proprio dissenso dalle colonne di “Venezuela News and View” (http://daniel-venezuela.blogspot.it). Dopo una lunga malattia il presidente è morto gettando sul Paese l’ombra di nuove tensioni.  

Qual è stata la prima reazione alla notizia della scomparsa del leader?  
«Non siamo sorpresi già giovedì abbiamo sentito che la fine era imminente».  

Lei contesta Chavez fin dalla prima elezione nel 1998. Il suo sito è diventato un punto di riferimento non solo per gli oppositori del presidente, ma anche per chi oltreconfine cerca uno sguardo diverso su Caracas. Come ha vissuto questi quattordici anni?  
«Sono stati molto difficili. Con una pessima gestione economica, che ha portato il bolivar a valere da 0,5 dollari ai 6,3 attuali. L’insicurezza è salita enormemente, trasformando il Venezuela in uno dei Paesi più pericolosi di tutto il Sud America».

Venezuela: è morto Hugo Chavez


da: Euronews

Venezuela in lutto, morto Hugo Chavez


Il Venezuela piange il suo leader. Hugo Chavez ha perduto, alla fine, la battaglia contro il tumore. A migliaia sono scesi per le strade a rendere omaggio al tre volte presidente. Nel Paese verranno osservati tre giorni di lutto.
Nella notte tra lunedì e martedì la notizia che le sue condizioni erano ulteriormente peggiorate, poche ore ancora e poi quella della morte.
Alcune fonti sostengono che Chavez fosse già morto da giorni o, al massimo, ridotto come un vegetale. Ma adesso è tempo solo delle commemorazioni.
“Alle 4 e 25 del pomeriggio del 5 marzo, il comandante presidente Hugo Chavez Frias è morto, dopo aver combattuto strenuamente contro la malattia per quasi due anni” ha detto il vicepresidente Nicolas Maduro, comunicando la morte di Chavez.
Onore della armi anche dal leader dell’opposizione, Henrique Capriles:
“Il presidente Hugo Chavez, gli avversari non sono mai nemici. Questo è un messaggio di rispetto e solidarietà”.


foto da: Ansa

martedì 5 marzo 2013

Storia italiana, il Fascismo: tra Roberta Lombardi e...l’Eredità di Carlo Conti


Ho letto il Buongiorno di Massimo Gramellini e il post pubblicato nel suo blog dalla neo eletta capogruppo alla Camera per il Movimento 5 Stelle: Roberta Lombardi (post sotto)
Oggetto di attenzione e commenti: un suo post precedente sul fascismo.

Nel leggere questi due interventi mi è tornato in mente quanto mi è successo, mi pare un paio di mesi fa, mentre il televisore della cucina era acceso durante quella che in gergo tv è detta “fascia pre-serale”.

Non seguo, per motivi di tempo ma anche di scelta, i programmi in onda su Rai 1 o Canale 5. Mi capita però occasionalmente, di vedere qualcosa su qualche rete generalista.
Nei giorni scorsi, ho scritto un post dopo essermi imbattuta nel documentario horror in onda prima delle 20 su La7. Io l’ho preso per un documentario horror ma, pare, si tratti del programma culinario di Benedetta Parodi.
Evidentemente non sono molto fortunata, televisivamente parlando, in quella fascia oraria..

Perché qualche settimana prima, mi ero imbattuta nel programma L’Eredità. Pensavo che il sentire in sottofondo Conti e i concorrenti, che cogliere qualche immagine non mi avrebbe disturbato. Ho subito avuto la sensazione che….non essendoci più Il Milionario su Canale 5 Conti e i suoi autori ne avessero “colto” qualcosa e portato nell’Eredità. Ma lascio questo aspetto, se vorranno analizzarlo, agli analisti di TvTalk. Io ho notato qualche “affinità” e…anche qualche “stranezza”. Perché in un paio di casi, dopo aver visto e sentito un concorrente ho pensato…questo arriva alla fine. Cosa regolarmente successa. Sono maga?

Pd, vertice di domani in streaming web: il "look" di Bersani...


E poi c’è chi sottovaluta Bersani...


Ieri mi ero permessa di dargli un suggerimento sul “look” per il vertice Pd di domani: indossare mutande di latta.
Ma, a dimostrazione di una ritrovata tonicità (vabbè..compatibilmente con il livello medio dello smacchiatore di giaguari) e, grazie a Grillo docet, il vertice di domani – per la prima volta – sarà in diretta streaming sul web.

Perbacco Bersani.

Chi l’avrebbe mai detto.

Mutande di latta digitali  

Rai2, The Voice of Italy: Noemi a ‘Sorrisi e Canzoni Tv’


da: Sorrisi e Canzoni Tv


Che cosa rende diverso «The Voice of Italy» da altri talent?
«Siamo coach, non giudici, e fra noi quattro si respira un’atmosfera diversa rispetto ad altri programmi».
Che tipo di coach sarà?
«Voglio entrare in empatia con quelli del mio gruppo e affiancarli per renderli più forti. Per me, che ho una carriera più breve rispetto ai colleghi, sarà forse più difficile, ma sono superconvinta che possa essere utile anche a me».
Descriva gli altri tre suoi colleghi.
«Raffaella è appassionata, moderna e frizzante; Riccardo è solido e desideroso di trasferire la propria esperienza; Piero carismatico, rockettaro e impavido».
Fabio Troiano, un attore che debutta come conduttore, che cosa porterà al programma?
«E’ un perfetto padrone di casa, sensibile e divertente. Il fatto che sia un attore gli dà un peso e una presenza diversa».

Rai2, The Voice of Italy: intervista di Sorrisi e Canzoni a Raffaella Carrà


Raffaella Carrà, unica vera artista televisiva capace di condurre, ballare, conversare, ha fatto un grandissimo complimento a Noemi. Non solo per il talento che le riconosce quando canta, ma perchè la considera: “bella dentro e fuori”.
Non ci sono parole migliori che una donna possa dire a un’altra donna. Raffaella Carrà è una professionista e una donna di valore. Il valore umano, riconosce il valore umano.
Non mi stupisce certo che abbia questa opinione di Noemi. E’ la stessa che ho anch’’io da anni. A me Noemi piace come interprete e per il suo modo di essere.


da: Sorrisi e Canzoni Tv – di Franco Bagnasco


Torna Raffaella Carrà, e stavolta cerca una voce. Anzi, «The Voice of Italy», la migliore ugola d’Italia, come recita il titolo del nuovo programma di Raidue che dal 7 marzo la vedrà protagonista in veste di coach (allenatrice) di aspiranti popstar. Con lei, Riccardo Cocciante, Piero Pelù e la rossa Noemi. Nel caso qualcuno sentisse profumo di «X Factor», ci pensa Raffa a marcare subito le differenze: «L’approccio di noi coach è profondamente diverso rispeto a quello di “X Factor”» spiega.
«Non c’è litigio, ma rispetto: si lavora con allegria. Insomma, è uno show positivo. La litigiosità in tv mi disturba, visto che non mi appartiene neanche nella vita».

Durante la prima fase del vostro programma le audizioni si svolgono al buio, senza che voi possiate vedere i concorrenti, perché non possiate farvi condizionare dal loro aspetto fisico.

Rai2, The Voice of Italy, Raffaella Carrà: “Noemi ha un talento pazzesco quando canta”



The Voice of Italy, Raffaella Carrà: "E' come avere 16 nipotini. Noemi ha un talento pazzesco quando canta"
di Sebastiano Cascone



E’ tutto pronto per il ritorno in video di Raffaella Carrà, tra i giudici di The Voice of Italy (assieme a Piero Pelù, Noemi e Riccardo Cocciante), in partenza giovedì 7 marzo alle 21.10 su Raidue con la conduzione di Fabio Troiano (Fonte Gente):
Sono senza voce da quanto sto allenando i miei ragazzi, con i quali mi esibirò durante lo show. È come avere 16 nipotini, i ragazzi della mia squadra, che si giocano tutto, il più giovane ha 21 anni. Sono elettrizzata. Con i miei colleghi ci sarà da ridere: io e Piero Pelù abbiamo combattuto per i ragazzi che ci convincevano di più. Con Riccardo e Noemi il clima è più disteso. Ma in generale qui non si litiga.
Ed il pensiero vola subito su Noemi, la più giovane coach della trasmissione. La Raffa nazionale ha un’immensa stima per la collega che ritiene essere una delle voci emergenti più belle degli ultimi anni: E’ fortissima, ha un talento pazzesco quando canta.

Nel frattempo, però, la Carrà non esclude possa dedicarsi nuovamente alla

Jimi Hendrix: album ‘People, Hell e Angels'



Tratto da: La Stampa

Esce oggi “People, Hell & Angels”, 12 inediti composti tra il 1968 e il ’69, un anno prima della morte di Hendrix.
Insieme molto variegato di grande rock, poco cantato, molto suonato, molto moderno, quasi del tutto privo di virtuosismi, un’anticipazione del meglio di quegli Anni Settanta che Hendrix poté solo intravedere.  

L’album è stato messo insieme dal suo tecnico del suono, Eddie Kramer, e da John McDermott, che insieme avevano già prodotto a un disco di inediti hendrixiani uscito nel 2010. La denominazione d’origine è garantita, insomma, tanto più che tutto avviene sotto l’egida della Experience Hendrix, la società guidata dalla figlia adottiva del padre di Jimi, Janie Hendrix, a cui una lunga battaglia legale ha assegnato l’eredità artistica del fratellastro.

People, Hell & Angels racconta una storia che parte nel 1968, dopo che, con Electric Ladyland, destinato a essere il suo capolavoro, si chiude una fase dell’attività di Hendrix. A 25 anni, sta cercando di prendere in mano la propria

Film, ‘Tutti contro tutti’ e ‘Educazione Siberiana’: il bel cinema italiano di Ravello e Salvatores


da: Il Sole 24 Ore

Ravello e Salvatores: che bel cinema italiano
di Boris Sollazzo

La bella sorpresa è che viene dal nostro paese il meglio dell'offerta artistica di questa settimana.
Un gioiello Tutti contro tutti di Rolando Ravello. Esordio alla regia di un attore tanto bravo quanto sottovalutato, è l'adattamento su grande schermo di una piéce teatrale, Agostino, che commosse e divertì moltissimi sul palcoscenico in cui lui faceva tutti i ruoli (una quindicina). Spettacolo e film sono stati scritti, entrambi, da lui e Max Bruno, e sono un ritratto tra commedia e dramma sociale della precarietà totale di questo presente. Agostino (Ravello stesso), sua moglie (Kasia Smutniak, sempre più brava), il nonno (Stefano Altieri), il cognato (il solito Marco Giallini) e tutto il resto della famiglia vanno alla Prima Comunione del figlio piccolo del protagonista. Un giorno di stress e di gioia di una famiglia "normale", fotografato in tanti dettagli di pochi secondi, ben inquadrati da un inizio che monta insieme primi piani di mani, sguardi, visi, un collo, una tazza. E questo si dovrà fare durante tutto il film: godersi l'insieme e spiare i dettagli. Ravello si dimostra un regista umile nel mettersi al servizio della storia di una famiglia che per poche ore di assenza si ritrova la propria casa occupata (anche perché chi gliel'affittava in nero l'aveva occupata a sua volta). E decide di non soccombere all'ingiustizia, ma di combattere. Occupando il pianerottolo, assediando la propria casa.

Si ride molto, grazie al nonno e a un mondo, il nostro, in condizioni tanto tragiche da essere grottesco, ci si commuove il giusto e infine ci si indigna.

Mediaset: tagli per 500 milioni


da: Il Fatto Quotidiano

Mediaset vuole risparmi per 500 milioni. Archiviate le elezioni via alle lotte sindacali
La situazione è in continuo peggioramento e Cologno alza ancora l'asticella. Punta a rinegoziare il costo del lavoro, a partire dai contratti integrativi dei giornalisti che valgono in media il 30% delle retribuzioni. Ma al momento la trattativa è tutta in salita
di Gaia Scacciavillani



Si preannuncia una guerra piuttosto accesa in casa Mediaset che all’indomani delle elezioni ha chiamato a raccolta le rappresentanze sindacali. Obiettivo: ridurre al massimo il danno sui conti del gruppo televisivo tagliando i costi per almeno 500 milioni di euro. Mezzo scelto: rinegoziare il costo del lavoro, a partire dai contratti integrativi dei giornalisti, inclusi premi produzione e aggiornamento professionale, ma anche remunerazioni di notturne, trasferte e festività lavorate. Ma al momento la trattativa è tutta in salita.
Il fatto che la situazione fosse decisamente poco rosea era noto, ma ultimamente i campanelli d’allarme non fanno che moltiplicarsi. L’ultima conferma è arrivata dallo stesso Silvio Berlusconi il 19 febbraio scorso. “Non c’è azienda editoriale in Italia che in questo momento produca utili, anzi sono tutte in perdita – aveva detto alla web tv del Corriere della Sera – compresa Mediaset che per la prima volta da quando è stata fondata uscirà con

La7: ufficializzata vendita a Urbano Cairo



tratto da: Ansa

La7 va a Urbano Cairo per un milione
'Ho preso una bella patata bollente'. Consob avvia verifica sulla fuga di notizie della vendita

Urbano Cairo compra La7 per 1 mln. Prima del trasferimento della partecipazione, La7, dice una nota "sarà ricapitalizzata per un importo tale per cui la avrà una posizione finanziaria netta positiva non inferiore a 88 mln. Tale ricapitalizzazione contribuirà altresì a raggiungere il livello di patrimonio netto concordato, pari a 138 mln".

L'operazione di cessione de La7 a Cairo Communication, per la quale l'editore è stato assistito dallo studio legale Bonelli Erede Pappalardo e da Lazard, prevede inoltre "la sottoscrizione di un contratto di fornitura di capacità trasmissiva di durata pluriennale tra La7 e Telecom Italia Media Broadcasting", precisa una nota.

Acquistando La7 Cairo si è anche impegnato a non cederla nei prossimi 24 mesi. Lo ha detto il presidente esecutivo di Ti Media Severino Salvemini presentando in conference call l'accordo con Cairo Communication.

"La 7? Ho preso una bella patata bollente". Con quest'unica battuta, al microfono di Radio 24, Urbano Cairo ha confermato l'acquisizione de La7. In tarda mattinata si è riunito il cda Telecom Italia Media che ha dato l'ok all'offerta dell'imprenditore ed editore.

Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi: “Filofascista a chi?”




Filofascista a chi?

Rimango allibita dalle strumentalizzazioni in atto su una frase estrapolata da un post sul mio blog. Quella espressa era una analisi esclusivamente storica di questo periodo politico, che naturalmente condanno. In Italia il fascismo così come il comunismo è morto e sepolto da almeno trent’anni.
Mi riferivo, facendo una analisi, al primo programma del 1919, basato su voto alle donne, elezioni e altre riforme sociali che sembravano prettamente socialiste rivoluzionarie e non certamente il preludio di una futura dittatura (http://www.circolorussell.it/index.php?doc=158). Tutte proposte che poi Mussolini smentì già dall’anno seguente, in quello che fu un continuo delirio di contraddizioni. La caratteristica del fascismo fu infatti quella di cambiare sempre le carte in tavola, con l’unica costante che al centro del potere rimanevano sempre Mussolini ed il suo partito unico.
Potere che poi divenne dittatura in un crescendo di violenza. Fino ad arrivare al razzismo e la guerra. Questo il mio giudizio storico e politico, negativo su quell’esperienza. Ora possiamo pensare all’Italia del 2013.
Ricordo a tutti che il M5S ha nel suo programma l’insegnamento della Costituzione italiana.
Grazie a tutti.

Politica e Media: la rivoluzione del Meetup


da: la Repubblica

5Stelle, la rivoluzione politica di Meetup: le sezioni al tempo della Rete e quel 25%
Non esiste una sede fisica e ogni volta può cambiare. Solo nello scorso weekend attraverso questa piattaforma sono state organizzate riunioni in 250 luoghi. Qui dal 2005 è iniziata la discussione dei temi più importanti: acqua, ambiente, trasparenza della vita pubblica
di Riccardo Luna

Se qualcuno ancora si stesse chiedendo come mai Beppe Grillo ha vinto le elezioni politiche del 2013, potrebbe trovare le risposte che cerca facendosi un giro su Meetup. È il Facebook della politica, la trasformazione delle vecchie sezioni di partito al tempo delle rete. La differenza più evidente è che non esistono sedi fisiche: tramite Meetup ci si vede ogni volta dove capita, in un bar, in una sala in prestito oppure a casa di qualcuno. A costo zero o quasi. In questo momento ci sono 865 gruppi di "amici di Beppe Grillo" in 711 città di tutto il mondo, comprese Londra, Parigi, Ginevra, San Francisco e Perth, in Australia, dove ci sono "tre cittadini in autoesilio volontario".

Alcuni meetup sono vecchi di otto anni, gli ultimi dieci sono appena nati, fra il 1 e il 2 marzo. Complessivamente si tratta di oltre centoventimila cittadini che si impegnano sul loro territorio per quello che considerano essere il bene comune: acqua, rifiuti, ambiente, trasparenza della politica. La seconda differenza con molte sezioni di partito è che i meetup sono attivi davvero. Solo nello scorso weekend attraverso questa piattaforma sono state organizzate riunioni fisiche in oltre 250 luoghi. L'elenco completo è impressionante: ci sono tutte le

Luca Sofri: “Il dito media”




L’ho scritto altre volte ed è un tema su cui passo spesso: ma io sono davvero convinto di una grossissima responsabilità dei media più seguiti nelle condizioni disastrose dell’Italia e della sua politica, e di conseguenza convinto che se non cambia qualcosa su quel fronte lì non si fanno grandi passi avanti. Non starò a dirvi le cose canoniche sul ruolo dell’informazione, sulla democrazia valida solo se informata, sul quarto potere, eccetera. Quello che è indiscutibile è che votiamo quel che votiamo in base alle informazioni che abbiamo, e le informazioni che abbiamo vengono in parte dalla nostra esperienza diretta e in parte da quello che leggiamo e sentiamo dai mezzi di informazione: che pensiamo di governare ma invece ne siamo inevitabilmente plagiati, sempre, pur con tutte le capacità di mediazione che vogliamo attribuire al nostro senso critico.
Insisto, perché non sto parlando più di una responsabilità secondaria dei media in quanto assenti e fallimentari nella spiegazione e nell’informazione corretta sulle cose, ma di una responsabilità primaria nella costruzione di visione e immagini distorte della realtà e nella conservazione dell’esistente. Qui arriva quello che dice “eccerto, è sempre colpa dei giornali, come no!”. Ma benché non ci piaccia confessarcelo, le nostre informazioni, convinzioni e opinioni vengono da lì, come è normale e giusto. Da una comune melassa di conformismo informativo che va dai maggiori quotidiani alle televisioni (con puntuali e notevoli eccezioni da parte di molti giornalisti, ci mancherebbe!) e oltre a dire un sacco di balle ed educare alla superficialità e al sensazionalismo coltiva e perpetua un sistema che in altri paesi sarebbe morto, perché descritto come morto da un mondo dei media più attento al presente e al futuro.
Sappiamo bene – ormai è una specie di cliché – come gli eletti tanto criticati

Il Buongiorno di Massimo Gramellini


da: La Stampa

Richiesta di dimissioni

«Prima che degenerasse, il fascismo aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia». Questo Paese senza memoria digerisce ormai qualsiasi oltraggio alla sua storia, ma se un politico di spicco della Casta avesse pronunciato parole simili, dubito che l’avrebbe passata liscia. Nemmeno Berlusconi, per citare un caso limite, si era mai spinto a tanto. I più sarcastici gli avrebbero chiesto in quale giorno, ora e minuto esatto un movimento giunto al potere con la violenza e la sospensione delle libertà fondamentali era degenerato in qualcosa di peggio. I più sensibili sarebbero sobbalzati davanti alla superficialità urticante di certe affermazioni. In particolare la seconda, perché per dire che il fascismo dei gerarchi corrotti e della retorica patriottica ammannita al popolo come una droga aveva «un altissimo senso dello Stato» bisogna avere un altissimo tasso di malafede o, peggio, di ignoranza. E non oso immaginare la reazione di Grillo. Gli avrebbe urlato da tutti i computer: sei morto, sei finito, sei circondato, arrenditi topo di fogna. 

Purtroppo il pensiero sopra riportato è opera di Roberta Lombardi, neocapogruppo alla Camera dei Cinquestelle, che lo ha scritto su un blog non più tardi di un mese fa. Conosco tante persone che hanno votato Grillo per dare uno scossone al Palazzo. Ma nella lista degli scossoni desiderati dagli elettori non credo rientrasse l’apologia di fascismo. Perciò sono sicuro che la signora Lombardi presenterà entro stasera le sue scuse, seguite dalle sue dimissioni. 

Vertice U.E: Monti convoca anche Grillo


Sceneggiatura e regia di Giorgio Napolitano, interprete principale Mario Monti = convocare anche Giuseppe Piero Grillo. 


da: TMNews

Monti convoca Bersani, Berlusconi e Grillo in vista del vertice Ue
Il premier uscente incontra Napolitano, il capo di Stato precisa: nessun contatto su nuovo governo

Il presidente del Consiglio Mario Monti ha inviato ieri sera una lettera ai leader delle coalizioni o forze politiche rappresentate nel nuovo Parlamento, per invitare ciascuno di essi a "distinti incontri" a Palazzo Chigi in vista della riunione del Consiglio Europeo del prossimo 14 marzo sulle priorità per la politica economica europea per l'anno 2013.

Nella lettera difusa dall'ufficio stampa di palazzo Chigi, Monti ha osservato che "compete al Presidente del Consiglio in carica, ancorché limitatamente agli affari correnti, di rappresentare l'Italia a tale riunione". Ma "poiché, data la particolare situazione attuale, non è possibile svolgere il preventivo scambio di opinioni con il Parlamento, prassi introdotta dal Governo che ho l'onore di presiedere, riterrei opportuno supplirvi mediante incontri con ciascun leader delle coalizioni o forze politiche che sono rappresentate nel nuovo Parlamento".

Movimento 5 Stelle: Crimi e Lombardi capigruppo per tre mesi, no fiducia a governo partiti politici, possibile a un governo tecnico


da: TMNews

Grillo riunisce eletti e apre a governo tecnico, scelti capigruppo
Incarico per tre mesi a Crimi e Lombardi. Prima assemblea a porte chiuse del Movimento 5 Stelle


Il Movimento 5 Stelle non ha cambiato idea: non darà la fiducia a un governo espressione dei partiti, Pierluigi Bersani se ne faccia una ragione. La creatura di Beppe Grillo, invece, è pronta ad "andare a vedere" le carte di un esecutivo guidato da un tecnico che Giorgio Napolitano vorrà incaricare. Fresco di elezione a capogruppo del Senato, è Vito Crimi a spiegare il concetto, prima in diretta streaming davanti all'assemblea dei parlamentari riunita con il comico genovese e Gianroberto Casaleggio all'Hotel Universo di Roma, poi in una conferenza stampa con la sua omologa alla Camera Roberta Lombardi. Entrambi eletti per un incarico che - stabilisce il codice grillino - dura solo tre mesi.

"Vediamolo prima vediamolo - sono le parole di Crimi, 41 anni, sposato e un figlio, originario di Palermo, assistente giudiziario alla corte d'appello di Brescia - non sta a noi individuare il governo. Qualunque scelta che sarà fatta da Napolitano la valuteremo perché qualunque governo deve dire con quale programma proporsi e noi lo valuteremo". Ovviamente il governo perfetto, aggiunge Lombardi, romana, laureata in Giurisprudenza, sarebbe "un governo a 5 stelle". Ma quest'ultima - i grillini lo sanno benissimo - è solo una provocazione. Un nome per guidare un eventuale esecutivo tecnico lo fa Claudio Messora, blogger cui spesso il sito di Grillo affida i suoi post: "Il tentativo di Bersani è già morto in partenza - ribadisce Messora alla Zanzara su Radio24 - mentre un altro nome potrebbe essere quello di Rodotà, una persona stimata. Grillo potrebbe appoggiare un governo fatto da persone neutre che non hanno fatto danni in passato".

lunedì 4 marzo 2013

Giuseppe Smorto: "Giornali maiali"


Non ho voglia di verificare se mi sono registrata al sito Espresso-la Repubblica. Pertanto, commento l’articolo di Giuseppe Smorto dal mio blog.
Domanda: lei è sicuro, sig. Smorto, di leggere ‘la Repubblica’?
Io leggo questo quotidiano da molti anni. E ritengo di sapere cosa sto leggendo. E ritengo anche, che il giornalismo professionista di Repubblica e di altri quotidiani farebbe bene a smetterla con le referenzialità e l’autoreferenzialità nei confronti di una classe politica fuori dal mondo reale. Quando se ne farà una ragione del fatto che stanno cambiando certi “equilibri” tra Palazzo della politica e Politica, ne guadagnerà in professionalità e rispetto. Sarà considerato informazione e non faziosità o strumentalizzazione.
Nel voto degli italiani c’è anche – indirettamente - la bocciatura di un “giornalismo” che crede di essere opinione ed è invece cassa di risonanza per l’uno o per l’altro. Che si “dibatte” sul politichese e raramente affronta la Politica. Con la ‘P’ maiuscola. Che non riconosce e conosce il movimento in atto nella società: fisica e virtuale.
Il sito del Corriere della Sera e di la Repubblica fanno, insieme, 5 milioni di lettori? Bene. Pare che questo non abbia condizionato il voto degli italiani. Che, quando vanno in rete, lo fanno soprattutto per argomenti “leggeri”. Dev’essere per questo che, ad esempio, l’home page di Repubblica ha aumentato i servizietti. Per battere la concorrenza del Corriere della Sera, capostipite – tra i siti dei quotidiani – delle cagatelle in home page.
Gli articoli di politica (con la ‘p’ minuscola) e di attualità, mi pare che siano letti maggiormente da addetti ai lavori o dalla minoranza che segue la politica.
In attesa che Corriere e Repubblica mi smentiscano con i dati….auguro al sig. Smorto una buona serata…


da: la Repubblica

Giornali maiali
Perché oggi è facile (ma pericolosissimo) sparare sulla stampa
di Giuseppe Smorto

Domenica sera il monologo di Luciana Littizzetto ha avuto oltre 7 milioni di spettatori. Fantastico risultato, permetteteci un dubbio. L'appello finale è stato un attacco "ai giornali" che hanno parlato di "indegna gazzarra" alla lettura

Il dizionario della classe politica italiana: ridicolo


Ridicolo. Questa è la parola che meglio rappresenta il livello della classe politica di centro-destra e centro-sinistra. E’ il ridicolo che sta distruggendo questo paese. Non solo a livello politico; ma poiché questi sono coloro che esercitano la delega, il loro ridicolo distrugge prima e meglio di quello degli italiani uguali a loro.

Poiché si deve dare a Cesare quel che è di Cesare, la palma di campione del ridicolo non la si può assegnare a Mario Monti. Non possiamo imputare a lui la totale responsabiltià di una situazione che ha più ereditato che contribuito a creare (certo…ci sono le responsabilità dell’appartenenza al sistema liberista, ma questo vale non solo per l’ex presidente della Bocconi).
Sono indubbiamente discutibili e non condivisibili parte (o tutte, dipende dai punti di vista) delle azioni intraprese dal suo governo, ma non è il portatore sano del ridicolo. Quanto meno, Monti e ministri si sono messi a lavorare per “fare qualcosa”. Beh…ci sarebbe da fare dei distinguo sulla Fornero, ma finché tace le risparmio il mio sarcasmo. E poi..qui, unitamente al ridicolo (gestione esodati) siamo al “terrorismo”. La riforma delle pensioni fa pagare a una certa fascia generazionale il passato, il presente e il futuro. Che organo sessuale maschile avranno mai fatto questi di male per pagare per tutti in un colpo solo. Se non è terrorismo politico-sociale questo…

Il ridicolo ha occupato la scena anche durante il fine settimana (non c’è pace…).
E’ ridicolo cercare di scaricare sul Movimento 5 Stelle la responsabilità dell’ingovernabilità quando la classe politica che siede da anni in Parlamento non ha voluto modificare la legge elettorale. Perché, come giustamente osservava ieri un sensato e pragmatico Pizzarotti (il sindaco di Parma) nel programma dell’Annunziata, andava bene così a tutti. Andava bene – questo lo aggiungo io – al PD che pensava di vincere le elezioni.

Lucio Dalla: 'Cara'