domenica 11 dicembre 2022

Manovra Meloni, altri “regalini fiscali”: torna lo sconto Renzi per le società immobiliari

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Nicola Borzi

L’esecutivo ripropone norme uguali a quelle varate nel 2015 dal governo targato Pd

Le leggi, si dice, sono come le salsicce: meglio non sapere come vengono fatte. A volte pure perché, specie se si ripropongono a distanza di anni. Un esempio? Era l’autunno del 2015: a Palazzo Chigi regnava il segretario del Pd Matteo Renzi, il ministero delle Finanze del governo di centrosinistra era retto da Pier Carlo Padoan. La legge di stabilità e bilancio 2016, ai commi 56-62, varava un enorme, quadruplice regalo – pagato dai contribuenti – ai proprietari di società immobiliari: il regime agevolato per le cessioni e le assegnazioni di beni ai soci. Avanzamento rapido: siamo nell’autunno 2022, a Palazzo Chigi siede il presidente Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ministro delle Finanze del governo di centrodestra è il leghista Giancarlo Giorgetti. La legge di bilancio 2023, all’articolo 25, cosa contiene? Facile, la fotocopia delle norme del 2016: lo stesso enorme regalo – pagato dai contribuenti, esattamente come sette anni fa – ai proprietari di società immobiliari sotto forma di regime agevolato per le cessioni e le assegnazioni di beni ai soci.

Senza scendere troppo nei tecnicismi, il governo Meloni vuole riproporre pari pari le regole introdotte dall’esecutivo Renzi per consentire ai soci di prendersi i patrimoni delle società con un fortissimo sconto fiscale. Immaginiamo che una famiglia più che benestante abbia conferito una quindicina di appartamenti in una società, sia essa in nome collettivo, in accomandita semplice, a responsabilità limitata, per azioni o in accomandita per azioni.

Evasori e ricchi: i miracolati della manovra

 


da: Il Fatto Quotidiano - di Patrizia De Rubertis

Anche se la premier Meloni continua a negarlo sono tanti i favori e i benefici previsti per quelli che, invece, non ne avrebbero proprio bisogno

La tregua fiscale, la flat tax, ma anche il “liberi tutti” per i fondi stranieri o una bella pacca sulle spalle d’incoraggiamento per chi investe nei fondi comuni. Nella prima legge di Bilancio di Giorgia Meloni, sono tanti i favori o gli sconti che compaiono per evasori e ricchi, vale a dire per quelli che non ne avrebbero così bisogno. Mentre i più bisognosi stanno vedendo sfumare il Reddito di cittadinanza o la riforma delle pensioni. Ma questi grandi aiuti previsti per il ceto alto e per chi fa di tutto per sfuggire al Fisco dimostrano anche come il governo sia alla disperata ricerca di risorse per coprire una manovra da 32 miliardi senza nessuno scostamento di bilancio. Eccone una incompleta rappresentazione.

Condono. 

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, continua a negare sanatorie, perché tecnicamente non c’è un taglio dell’imposta. Difficile, però, non catalogare nei fatti questi aiuti così spinti come un condono. È il caso dello stralcio delle cartelle esattoriali sotto i mille euro affidate all’Agenzia delle Entrate dal 2000 al 2015. Rappresentano il 90% dei crediti dei Comuni, vale a dire multe, tasse sui rifiuti, Imu, ecc. Una misura che fa perdere gettito all’Erario e 300 milioni alle amministrazioni solo per le vecchie contravvenzioni stradali. Poi per le cartelle superiori a mille euro, affidate all’agente della riscossione entro il 2015, per le quali c’è una nuova rottamazione: si paga la somma originaria senza interessi, sanzioni e

Sacchi e valigie di contanti. Non solo Qatar, mazzette pure dal Marocco

 


da: Il Fatto Quotidiano – di Vincenzo Bisbiglia

C’è un uomo misterioso che irrompe nello scandalo corruzione al Parlamento europeo. Un géant, “gigante” in francese, come lo definiscono, intercettati, Antonio Panzeri e sua moglie Maria Dolores Colleoni. È lui ad aver messo la sua carta di credito a disposizione dell’ex europarlamentare dalemiano di S&D, permettendo a lui e alla sua famiglia vacanze natalizie da 100 mila euro e alloggi da 9 mila euro a persona in località esotiche.

Nuovi dettagli emergono dal mandato di cattura europeo eseguito dai Ccarabinieri di Bergamo su ordine della Procura di Bruxelles nei confronti di Colleoni e di Silvia Panzeri, figlia di Antonio, accusate di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio. L’arresto è stato convalidato e le due sono ora ai domiciliari.

Antonio Panzeri, ex presidente della sottocommissione Ue ai Diritti umani (2014- 2019) e patron dell’ong “Fight Impunity”, da venerdì è in stato di fermo a Bruxelles con la vicepresidente del Parlamento europeo, la greca Eva Kaili, il suo ex assistente Francesco Giorgi (compagno di Kaili), Luca Visentini, segretario generale della Ituc (International Trade Union Confederation), e il direttore della Ong No Peace Without Justice, Niccolò Figà Talamanca. Indagate in tutto 16 persone legate ai socialisti europei, accusate di essere il terminale politico di un’organizzazione di lobbying finanziata dal Qatar che metteva in campo azioni di brandwashing e di indirizzo dei provvedimenti nel Parlamento Ue, in particolare in relazione ai Mondiali di calcio. Nell’abitazione belga di Panzeri la polizia federale ha trovato 500 mila euro in contanti. L’ex deputato Ue ieri è stato sospeso da Articolo Uno.

Avvento, Don Gioba: Il dubbio alimenta la fede

 

  

da: https://www.gioba.it/ - di Don Giovanni Berti

Abbiamo tanti perchè e tanti dubbi nella nostra fede. Ma non sono questi a mettere in pericolo la fede anzi la alimentano. Giovanni Battista aveva i suoi dubbi e ha cercato risposte in Gesù, così come i grandi santi. Non si devono spegnere le domande che abbiamo dentro, perchè proprio li il Signore risponde, a suo modo…

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

Giulio Santagata con Luigi Scarola: L’ira del riformista

 


Negli ultimi anni chi crede nella possibilità di un futuro più giusto è soggetto a frequenti moti di rabbia, soprattutto (ma non solo) in Italia: per l’insopportabile e crescente disuguaglianza sociale, per l’incessante banalizzazione dei problemi, per la sostenibilità ambientale che è diventata strumento di marketing. Spesso, però, la sana rabbia cede il passo all’indifferenza e all’assuefazione, e non trovando uno sbocco si trasforma in odio. Ma non per i super-ricchi, o magari gli evasori fiscali, bensì per immigrati, omosessuali, politici, percettori del reddito di cittadinanza.

Giulio Santagata, già ministro dell’ultimo governo Prodi, tesse in questo pamphlet agile e arguto l’elogio dell’ira come stimolo alla ricerca di soluzioni democratiche e progressiste per il nostro Paese. L’ira del riformista è un manuale per non perdere fiducia: dalla rabbia positiva potrà nascere l’alternativa alle destre al governo, per uscire sotto il segno dell’equità dalla lunga crisi italiana. Non sarà mai troppo tardi per avviare riforme fiscali redistributive ma non punitive, per un welfare che sia generatore di lavoro e non alternativo all’occupazione, per promuovere un’imprenditorialità che investe e innova anziché competere al ribasso, e un’ecologia che non faccia pagare i costi della transizione ai più fragili.

 

Gli autori

mercoledì 7 dicembre 2022

La destra e Renzi si schierano con ladri di Stato e corrotti: per i colletti bianchi condannati tornano i benefici carcerari



da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

In commissione al Senato è stato approvato l’emendamento di Forza Italia al decreto Rave che prevede la cancellazione dei reati contro la Pubblica Amministrazione dall’elenco di quelli ostativi, cioè quelli per i quali non sono previsti i benefici penitenziari. E il viceministro Sisto lo rivendica: "E' questo il nuovo corso". Italia Viva (Scalfarotto) vota con la destra. Ritirata la proposta di modifica sull'inappellabilità del pm dopo le assoluzioni

In commissione Giustizia del Senato, che sta esaminando il decreto anti-Rave, è stato appena approvato a maggioranza l’emendamento di Forza Italia, sottoscritto da Pierantonio Zanettin, che prevede la cancellazione dei reati contro la Pubblica Amministrazione dall’elenco di quelli ostativi, cioè quelli per i quali non sono previsti i benefici penitenziari (come l’assegnazione al lavoro esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione). Era stata la legge Spazzacorrotti, approvata dal governo Conte 1, a introdurre nella lista di reati anche delitti gravi da colletti bianchi come corruzione, concussione o peculato. A votare a favore dell’emendamento è stata la maggioranza di centrodestra, ma anche Italia Viva, rappresentata in commissione da Ivan Scalfarotto. Contrari i senatori di Pd, M5s e Misto.

Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto rivendica il risultato: “Le dichiarazioni programmatiche del ministro Nordio si dimostrano da subito capaci di offrire risultati. Il voto della Commissione Giustizia, che ha eliminato l’inaccettabile parificazione dei reati contro la

Sulla possibile scomparsa del Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte

 

 

Il politologo Piero Ignazi ha scritto sul quotidiano Domani un articolo intitolato "I Cinque Stelle rischiano di sparire all'improvviso. Come l'Italia dei Valori" (post sotto).

Condivido un’osservazione sul M5S ma dissento sul Pd. Per me è e rimane il partito di morti viventi. In senso politico, ovviamente. Le “tradizioni ideologiche e politiche” che Ignazi gli attribuisce non sono servite né serviranno a una beata minchia per un’ accozzaglia di poltronisti politici completamente astrusi, avulsi, dal paese.

Trovo, inoltre, che un analista politico come Ignazi sia a dir poco “ingenuo” nel suo credere che il Pd possa riprendere la “fiaccola dell’opposizione”. Come può un partito lontano dal paese reale riprendere un posizionamento efficace e produttivo tra gli elettori se non ha come si usa dire adesso: visione. Secondo Ignazi non ce l’ha il M5S  - e qui, concordo – e ce l’avrebbe il PD? Cos’è, scherzi a parte?

Dissento sulla seguente affermazione relativa al M5S: “essendo  ormai  inutilizzabile  la polemica antipolitica”. La polemica può anche essere parcheggiata in questo momento, ma l’antipolitica non lo è. Esiste. Perché la politica che non sa governare, legiferare, individuare problemi e soluzioni è l’antipolitica. Non è il M5S l’antipolitica.

I Cinque stelle rischiano di sparire all’improvviso come l’Italia dei valori

 


da: Domani – di Piero Ignazi

Per alcuni anni, nel primo decennio di questo secolo, ebbe particolare  risalto  un partito poi  scomparso, l’Italia dei Valori (IdV), guidato da uno dei protagonisti dell’inchiesta  milanese  di  Mani pulite, Antonio Di Pietro. L’Idv si presentò  alle  urne  per  la  prima volta  nel  2001  sfiorando  il  4  per cento, risultato che confermò nel 2008 quando si presentò, nella sorpresa generale, insieme al Pd veltroniano;  e,  infine,  toccò  il  tetto delle sue fortune alle Europee del 2009 con l’8 per cento dei voti.

I successi di quegli anni, corroborati da alcuni exploit nelle elezioni amministrative (Leoluca Orlando a Palermo e Luigi de Magistris a Napoli)  proiettarono  il  partito nell’empireo dei partiti rilevanti. Il suo antiberlusconismo a tutto tondo e le filippiche contro la corruzione,  condite  da  un  linguaggio ruvido e senza sconti, creavano un certo disagio nel Pd perché risuonavano con i sentimenti di buona parte della sua base. E i commenti dell’epoca enfatizzavano l’affanno dei democratici di fronte alla tambureggiante polemica dipietrista. Poi l’Idv si avvitò in una politica di opposizione a testa bassa contro il governo Monti rompendo ogni legame, già sfilacciato  peraltro,  con  il  Pd  e  infine crollò in un battibaleno quando vennero lanciate accuse (poi rivelatesi infondate) sulla  malversazione di fondi pubblici e arricchimenti personali di Di Pietro.

L’alternativa

Sfide cambiate, i partiti ancora no. Per la politica di oggi e domani

 


da: https://www.avvenire.it/ - di Leonardo Becchetti

L’aggiornamento di visioni e di orizzonti di tutte le forze politiche è un’operazione importante e necessaria, perché il mondo di oggi ha poco a che vedere con quello di 20-30 anni fa e in pochissimi anni abbiamo assistito a straordinari rivolgimenti, crisi sistemiche e importanti progressi sul fronte delle tecnologie e delle scienze sociali. Per questo è essenziale che tale percorso, nel quale è oggi impegnato il Partito Democratico alle prese anche con la riscrittura del suo “manifesto” dei valori, non si riduca (come talvolta semplificato e volgarizzato nella comunicazione) ad una scelta di campo a favore o contro il mercato o tra liberismo o keynesismo dando a tutto un sapore da vecchi libri di scuola.

Le questioni sul tappeto sono infatti molto più complesse ed affascinanti e richiedono innanzitutto un’analisi accurata e puntuale di pregi e limiti del sistema economico globale che si possono riassumere in due questioni fondamentali. La prima è che un sistema costruito sui criteri di produttività ed efficienza (essenzialmente produrre più beni e servizi vendibili in minor tempo) ha avuto meriti straordinari nel favorire la crescita della popolazione, dell’aspettativa di vita e del benessere economico. Quel modello però oggi ci ha portato di fronte ai limiti fisici del pianeta e richiede una rapida conversione verso criteri di circolarità (capacità di creare valore economico con minor impatto possibile sull’ecosistema e sulle emissioni climalteranti).

Marco Travaglio: Mamma mia che impressione

  

 

da: Il Fatto Quotidiano

Lo spettacolo francamente indecoroso di un leader – uno a caso: Giuseppe Conte – fra la povera gente affamata dal governo fornisce al Commentatore Unico del Giornale Unico lo spunto per spiegare finalmente come si fa la vera opposizione.

1. “Conte è stato presidente del Consiglio e vederlo nella piazza di Scampia fa una certa impressione… Stride” (Minzolini, Giornale). Chi è stato premier deve reclutare mignotte nelle sue ville; frodare centinaia di milioni al fisco; incontrare agenti segreti negli autogrill; farsi pagare da tagliagole sauditi in cambio di lodi al loro Rinascimento. Così evita di fare una certa impressione e di stridere.

2. “A Scampia c’è il più alto tasso di fruitori del reddito di cittadinanza e il M5S ha avuto il 64% alle elezioni…” (Minzolini). Chi ha preso il Rdc ha votato Conte perché era l’unico a difenderlo, mentre gli altri volevano abolirlo (incluso Salvini che lo votò) o si erano opposti (incluso il Pd che ora lo difende): se l’avessero difeso tutti, i percettori avrebbero votato per tutti. In ogni caso, non si incontrano gli elettori dopo le elezioni: semmai prima, per chiedere i voti, poi si scappa per cinque anni.