Potete ingannare tutti per
qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per i
fondelli tutti per tutto il tempo.
Pensieri su ciò che ci circonda. Media, politica, attualità, libri, film e quant’altro.
domenica 15 dicembre 2019
venerdì 13 dicembre 2019
Gran Bretagna, elezioni: vince Boris Johnson, il 31 gennaio è Brexit
da: https://www.internazionale.it/ - di Marco
Mancassola
Dalle
urne esce un Regno Unito intossicato dalla Brexit
Non c’è un lieto fine al termine degli anni
dieci. Le elezioni con cui cala il sipario su questo decennio occidentale
portano un risultato brutale. Stamattina, molti di noi a Londra si sono
svegliati attoniti, stravolti, perfino più del mattino seguente al referendum
del 2016.
La scelta posta agli elettori britannici
era binaria, quasi elementare. Da un lato, Boris
Johnson e il suo stratega Dominic Cummings hanno trasformato i tory in un
partito a tema unico, sotto il motto ossessivo di “Get Brexit done”. Dopo tre
anni e mezzo di convulsione politica permanente (uno stato di crisi che loro
stessi hanno cominciato con la vittoria dei pro Brexit al referendum), hanno
sfruttato un nuovo potente sentimento politico: il desiderio di un taglio
netto, di soluzione definitiva a ogni costo. Procedere con la Brexit e farla
finita.
Il messaggio
sottinteso era che la Brexit è tutto ciò che conta. Durante la campagna
elettorale Johnson non ha parlato quasi di altro, e si è sottratto alle interviste
per non essere interrogato su altri temi scivolosi.
All’opposto, il leader laburista Jeremy Corbyn ha
tentato la stessa operazione delle elezioni del 2017: spostare il dibattito
sui temi sociali. Allora, nel 2017, una campagna elettorale miracolosa e
l’inettitudine dell’avversario Theresa May gli avevano permesso di
mercoledì 11 dicembre 2019
Pasolini, “Io so”: sulla strage di piazza Fontana, Milano 12 dicembre 1969
Pier
Paolo Pasolini - Corriere della Sera del 14 novembre 1974.
Il romanzo delle stragi
Io so.
Io so i nomi dei
responsabili di quello che viene chiamato golpe
(e che in realtà è una serie di golpes
istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei
responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei
responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del «vertice»
che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali
delle prime stragi, sia infine, gli «ignoti» autori materiali delle stragi più
recenti.
Io so i nomi che hanno
gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase
anticomunista (1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di
potenti, che, con l’aiuto della CIA (e in second’ordine dei colonnelli greci e
della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata
anticomunista, a tamponare il 1968, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione
della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il
disastro del referendum.
Io so i nomi di coloro
che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la
protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva,
l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi
neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine a
criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per
creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e
importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della
Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i
boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi
come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone
serie e importanti che stanno dietro a tragici ragazzi che hanno scelto le
suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono
messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e
so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi
colpevoli.
martedì 10 dicembre 2019
Salvini a Cartabianca, punti nascita chiusi in Emilia: perchè non parla di quelli chiusi in Lombardia..
Nel fare zapping mi sono imbattuta in
Salvini dalla Berlinguer. Ho così scoperto che domenica è stato in due località
emiliane dove, lui dice, non gli hanno chiesto delle sardine ma dei punti
nascita che Bonacini ha chiuso.
Chissà se qualche donna che abita in alcune
località della Val Seriana ha visto e sentito Salvini fare tale dichiarazione.
Perché Salvini
non parla dei punti nascita chiusi in alcune località lombarde. Perché non ci
sono le elezioni regionali? Se lo ricorda Salvini che in Lombardia governa
il centro destra e che quello della regione Lombardia è considerato il modello
sanitario nazionale (?!).
Che ne dice di andare a Piario, in provincia di Bergamo.
Neppure lì gli parleranno delle sardine ma del punto nascita chiuso all’ospedale.
Sentirà la gente del posto che gli dirà che il punto nascita è stato chiuso perché
nessun politico nativo o residente a
Piario ha “amicize” “legami” in regione Lombardia.
Sentirà donne che gli
diranno che le gravidanze devono essere programmate per
I sovranisti perdono tempo con Nutella e Mes, mentre arriva la seconda guerra fredda tra America e Cina
da: https://www.linkiesta.it/it/
- di Andrea Fioravanti
Secondo
il Financial Times, il governo cinese ha ordinato di rimuovere entro tre anni
tutti i pc e i software stranieri dagli uffici dei dipendenti pubblici. Intanto
Washington minaccia nuovi dazi contro l’Italia se approverà la web tax
Lo scontro
sui dazi tra Stati Uniti è Cina è diventata una guerra fredda tecnologica
senza che ce ne accorgessimo. Secondo il Financial
Times, il partito comunista cinese
avrebbe ordinato di rimuovere entro tre
anni tutti i Pc e i software stranieri dagli uffici dei dipendenti pubblici.
Parliamo di una cifra imponente tra i 20 e i 30 milioni di componenti hardware
che saranno sostituiti nel 2020 (la metà del totale), 2021 (il 30%) e 2022
(20%). Un colpo micidiale da 150 miliardi di dollari per i fatturati delle
statunitensi Microsoft, Dell e Hp. L’ordine da Pechino è arrivato a inizio anno
ed è la risposta mossa di Donald Trump
di mettere al bando la cinese Huawei
dal mercato Usa per ragioni di sicurezza nazionale. Per il governo cinese il
compito non sarà facile perché hard drive e microprocessori dei computer usati
dai dipendenti statali sono tutte Made in Usa e i principali fornitori di software sviluppano prodotti per sistemi
operativi di Windows e macOS, delle
statunitensi Microsoft e Apple. Un compito difficile che il governo cinese
vuole raggiungere. In palio in questa corsa alla Luna “digitale” non c’è solo
l’autarchia tecnologica ma la supremazia sul 5G nei prossimi vent’anni.
Secondo l’economista americano Nouriel
Roubini questa seconda guerra fredda
sarà «l’inizio della de-globalizzazione
e balcanizzazione dell’economia globale». L’ultima volta aveva predetto prima di tutti la crisi economica del
2008. Potrebbe avere azzeccato di nuovo. Come trent’anni fa, si formeranno due blocchi contrapposti
Meglio tardi che mai: Esselunga avvia i minimarket
Dopo l’”invasione” di Carrefour express in
tutta Milano - in particolare in zone di uffici o residenziali a corto di
supermarket e negozi - anche Esselunga ha capito che bisogna occupare una certa
fascia di mercato. Da tempo mi chiedevo come mai Esselunga lasciasse campo
aperto alla concorrenza ignorando l’opportunità di aprire tipolgie di
supermarket più mirati alla tipologia di clienti di certe zone.
Per ora si tratta solo dell’apertura di un
minimarket con il marchio “laEsse”, ma Esselunga dovrà aprirne altri,
soprattutto a Milano. E’ totalmente assente in alcuni punti della città dove
invece Carrefour ha una diffusione capillare.
Ovviamente, i prodotti devono essere mirati
tipologia di clienti della zona. Vale a dire: se apro un minimarket in un punto
dove ci sono uffici, i prodotti maggiormente cercati andranno dai fazzoletti di
carta, ai biscotti, all’acqua minerale, ai panini, tramezzini..ecc.. Difficilmente
il prodotto più cercato sarà il detersivo per lavare piatti e bucato. Da
presentare in uno scaffale ma non sarà al top delle vendite.
Esselunga
scommette sul minimarket e da Milano lancia la sfida a Carrefour e Coop
Ipermercati addio? E’ presto per dirlo, ma
lo sbarco di Esselunga nel segmento dei negozi di prossimità è un segnale forte
di cambiamento. D’altra parte la scelta dell’azienda nasce proprio dalla
necessità di rispondere a nuove esigenze di consumo: rapido, fuori casa e
fresco. Per ora la nuova insegna “la
Esse” è solo un format sperimentale che non prevede piani di crescita futuri:
per il colosso della grande distribuzione si tratta di un test per valutare la
risposta della clientela e valutare le prossime mosse.
La Esse – spiega l’azienda – è costruita
“su tre livelli per un totale di 400 mq, è stata ideata per rispondere alle
nuove abitudini di acquisto: offre infatti al cliente un’esperienza omnicanale
concentrata all’interno dello stesso negozio fisico, che soddisfa le esigenze
di spesa quotidiana, completa oppure di fruizione in loco” e di conseguenza
“rappresenta un’ulteriore evoluzione dell’esperienza di acquisto della food
company”.
Di certo si tratta di una novità assoluta
nella strategia del gruppo. Un’apertura verso un segmento a oggi inesplorato
che sarebbe stata voluta dal direttore generale Sami Kahale. Il risultato è
quello di un segnale di forte discontinuità con il passato quando il format di
prossimità non pareva riscuotere grande interesse. La strategia di Esselunga
era sempre stata quella degli enormi volumi con grandi promozioni e per questo
i punti vendita tendevano ad allargarsi e ampliarsi ogni qual volta fosse
possibile.
lunedì 9 dicembre 2019
Le «false» prime case? In Italia sarebbero circa 135 mila
A Courmayeur, per esempio. Due mesi fa, in
modo da prepararsi per tempo alla stagione sciistica, il Comune ha investito 20
mila euro. E si è rivolto a una ditta specializzata per verificare la
«sussistenza della contestuale dimora abituale e della residenza anagrafica del
contribuente e del proprio nucleo familiare». Ma anche alla Maddalena, in
Sardegna, dove il Comune si era mosso da tempo recuperando mezzo milione. Con
poca fantasia li chiamano furbetti dell’Imu. Sono quelli che trasformano, per
il Fisco, una seconda casa in prima casa, tecnicamente abitazione principale.
Perché sulla seconda casa si paga l’Imu mentre sulla prima no. Ma sbaglia chi
pensa che il fenomeno sia confinato solo e soltanto alle zone turistiche di
lusso. A Boiano, in Molise, il Comune ha affidato la pratica a una società
esterna che ha già notificato 506 avvisi per un totale di 475 mila euro. Non
proprio spiccioli.
Ma quante sono le «false prime case» che
potrebbero sparire se passasse l’emendamento alla manovra presentato dai
relatori e sul quale il governo ha annunciato il suo no? Trattandosi di una
forma di evasione di fatto, ci si deve accontentare delle stime. Ma sono stime
autorevoli perché arrivano proprio dal governo. Il gettito previsto dalla
stretta sull’Imu è di 200 milioni di euro. Sul numero delle case il
ragionamento è più complesso. La stima è di 135 mila «false prime case» ma si
tratta di un numero ballerino. Per l’Imu sulla seconda casa si pagano in media
746 euro l’anno. Ma la somma è molto variabile a seconda del Comune, che fissa
l’aliquota all’interno di una forchetta decisa dallo Stato. E le stime alla
base dell’emendamento mettono in conto che questo fenomeno potrebbe essere più
diffuso proprio nei Comuni dove è più alta la rendita catastale della casa e
anche l’aliquota fissata dal Comune. Più Courmayeur che Boiano, insomma. Anche
se non solo.
Mattarella contro «l’indecente» evasione fiscale
Il
presidente della Repubblica incontrando gli studenti al Quirinale ha tuonato
contro chi non paga le tasse: «È un atto di individualismo esasperato» che
costa 119 miliardi l'anno.
Duro monito di Sergio Mattarella contro
l’evasione fiscale. «È una cosa davvero indecente, perché i servizi comuni, la
vita comune è regolata dalle spese pubbliche. Se io mi sottraggo al mio dovere
di contribuire sto sfruttando quello che gli altri pagano, con le tasse che
pagano».
PERCHÉ
È DIFFICILE COMBATTERE QUESTA PIAGA?
La presa di posizione del capo dello Stato
è stata resa nota della presidenza della Repubblica ed espressa nel corso di un
incontro con degli studenti gli studenti di alcune scuole secondarie di secondo
grado al Quirinale. In particolare il presidente ha risposto a una domanda di
uno dei ragazzi, “Perché in Italia è così difficile combattere la piaga
dell’evasione fiscale?”.
QUESTIONE
DI SENSO CIVICO
«L’evasione fiscale è l’esaltazione della
chiusura in sé stessi, dell’individualismo esasperato. È un problema serio in
molti Paesi. Lo è nel nostro. Vi sono Paesi in cui è molto più grave, vi sono
Paesi in cui invece il senso civico di ciascuno lo ha quasi azzerato. È un
problema grave perché significa ignorare che si vive insieme e che la
convivenza significa contribuire tutti insieme – come dice la Costituzione,
secondo le proprie possibilità – alla vita comune».
domenica 8 dicembre 2019
Mario Andrea Rigoni: il genio della mediocrità
Per capire il successo, altrimenti
inspiegabile, di certi individui, bisogna sapere che esiste un tipo del tutto
particolare di genio: il genio della mediocrità.
Giuseppe Prezzolini: la mediocrità dei politici
Gli uomini politici italiani, in generale,
sono mediocri.
sabato 7 dicembre 2019
Massimo Gramellini: Sovranismo spalmabile
Nella sua ormai penultima dichiarazione, Matteo Salvini ha affermato di non amare
più la nutella da quando ha scoperto che le nocciole sono turche e
forse arrivano da noi sui gommoni. Essendo egli l’Uomo Forte invocato dagli
italiani intervistati dal Censis, si può supporre che altri ne seguiranno
l’esempio, in attesa che Salvini espella
dalla sua dieta la banana ecuadoregna e la birra tedesca. Quanto alla
parabola della nutella d’Alba, che fino a pochi mesi fa il difensore delle
nocciole autoctone ostentava nelle dirette social, esprime alla perfezione le
contraddizioni del sovranismo. Prendete un pezzo di pane e seguitemi. La
nutella è un prodotto italiano che per diventare sé stesso ha bisogno di
contaminarsi con lo straniero. Senza l’apporto delle nocciole migranti che consentono
di sfornare barattoli in quantità industriale, molti lavoratori italiani
perderebbero il posto. Ecco un caso da manuale in cui l’apertura delle
frontiere genera ricchezza. A rigor di logica sovranista, sono semmai i turchi
che dovrebbero dispiacersi per il fatto che noi facciamo le nutelle nostre con
le nocciole loro.
P.S.
Ieri un Salvini col dolcificante ha postato una foto dove sorride accanto a uno
scaffale di nutella. L’algoritmo che detta all’Uomo Forte ogni mossa mediatica
si sarà accorto di avere
Un italiano su due vuole "l'uomo forte al potere"
Per
il Censis, sono 8 milioni gli italiani pessimisti assoluti, già convinti
che la democrazia liberale abbia i giorni contati e che
a sostituirla sarà una qualche forma di regime autoritario
Una politica che non riesce a dare risposte
e finisce quasi con il suicidarsi sta facendo pagare un prezzo elevato agli
italiani: l'innesco di crescenti pulsioni antidemocratiche. E la tentazione è
quella di mettersi nelle mani dell'uomo forte e consegnargli il potere.
Sono 8 milioni gli italiani pessimisti
assoluti, già convinti che la democrazia liberale abbia i giorni contati e che
a sostituirla sarà una qualche forma di regime autoritario. Lo rileva il Censis
nel suo 53esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese.
I
numeri
Impietosa la fotografia. Oggi solo
·
il 19% degli italiani parla frequentemente
di politica quando si incontra
·
il 76% non ha fiducia nei partiti (e la
percentuale sale all'81% tra gli operai e all'89% tra i disoccupati)
·
Il 58% degli operai e il 55% dei
disoccupati sono scontenti di come funziona la democrazia in Italia
Il Rapporto Censis ci dice che la sfiducia
è il fil rouge del rapporto tra società italiana e politica. Alle elezioni
politiche del 2018 i non votanti - intesi come la somma di astensioni, schede
bianche e nulle - erano il 29,4% degli aventi diritto: il 26,5% nel Nord-Ovest,
il 24,5% nel Nord-Est, il 27,1% nel Centro, il 35,5% nel Sud e nelle isole.
venerdì 6 dicembre 2019
giovedì 5 dicembre 2019
Tommaso Merlo: Salvini fa imbufalire pure la Madonna
Si mormora che la Madonna voti Lega Salvini
Premier e faccia pure campagna elettorale. Ma invece di esternare da Pontida lo
faccia da Medjugorje. Ci pensa poi il suo pastorello padano ad interpretare e diffondere
i Suoi messaggi. L’ultimo diceva di stare attenti agli sguardi delle persone.
Salvini ci ha meditato sopra, poi ha interpretato il messaggio per noi
peccatori. Dice che bisogna stare attenti allo sguardo di quel losco figuro di
Giuseppe Conte che a sentire il pastorello padano ha qualcosa da nascondere e
sta scappando.
In realtà Giuseppe Conte sta lavorando a
differenza sua, ma questi sono dettagli. La verità è che anche la Madonna è
contro il MES e i fedeli attendono un messaggio a breve sulle precauzioni da
adottare nella ristrutturazione dei debiti degli stati membri in difficoltà
finanziarie. Si spera per Natale ma è un periodaccio e tutto rischia di
slittare a febbraio.
A sentir Salvini la Madonna avrebbe visto
Giuseppe Conte aggirarsi di notte in pigiama per Palazzo Chigi bramoso di
firmare il MES di nascosto col preciso intento di tradire gli italiani e
mandarci in malora. Un vero satanasso. Menomale che c’è il pastorello padano a
vegliare su di noi. Lui sì che è sincero, lui sì che è capace, lui sì che è un
infaticabile lavoratore e se non bastasse, lui sì che è benvisto perfino dal
Firmamento dove fanno a gara per illuminare la sua ascesa ai pieni poteri. O
almeno era questa la convinzione di tutti gli uomini di buona volontà,
sennonché a seguito della grana del MES, i giornali bosniaci hanno fatto
trapelare indiscrezioni raccolte in quel di Medjugorje che sembrano delineare
uno scenario diametralmente opposto.
mercoledì 4 dicembre 2019
Dalle banche all’Ilva, l’autunno caldo delle vertenze
Non
solo gli 8 mila esuberi annunciati da Unicredit. Sindacati sul piede di guerra
per i possibili tagli in Alitalia e le crisi che riguardano Auchan, Whirlpool e
La Perla.
Gli 8 mila esuberi annunciati da Unicredit nell’arco del piano 2020-2023 in Europa
occidentale, di cui circa 5.500-6 mila dipendenti in Italia, sono solo gli
ultimi di una serie di tagli, nel settore bancario e non solo, che il mercato
del lavoro è chiamato a fronteggiare in realtà più o meno grandi e dislocate da
Nord a Sud del Paese.
DALL’EX
ILVA AD ALITALIA, SI RISCHIANO ALTRE MIGLIAIA DI ESUBERI
A questi si aggiunge, restando alle vertenze
riesplose negli ultimi mesi, il rischio di altre migliaia di esuberi, a partire
dall’ex Ilva fino ad Alitalia, sulle quali pendono come una spada
di Damocle cifre altrettanto consistenti: casi in cui si è parlato di una
possibile richiesta, finora mai ufficializzata, di 5 mila tagli. Segno di una situazione
occupazionale in sofferenza, nonostante i passi verso la ripresa certificati
dai dati più recenti, che allarma i lavoratori ed i sindacati e travolge rami e
settori più disparati: non solo banche, grandi industrie e multinazionali.
NEL
MIRINO DEI TAGLI ANCHE SUPERMERCATI ED ELETTRODOMESTICI
Nell’occhio del ciclone ci sono tagli che
vanno dai supermercati al comparto degli elettrodomestici alla moda. E per far
fronte ai quali è necessario mettere in campo, e rafforzare – è l’imperativo
ricorrente dei sindacati -, gli ammortizzatori sociali. Insieme a una politica
industriale. «Il tema del lavoro e della crescita è in caduta libera nel nostro
Paese.
Le "melonate" di Giorgia Meloni...
Giorgia
Meloni non viene presa sul serio da nessuno. Chissà perché
di Stefano
Feltri
Giorgia Meloni è il politico italiano più
sottovalutato. Continua a essere trattata come una mascotte, anche se Fratelli
d’Italia è ormai arrivato al 10 per cento. Ha un programma di estrema destra ma
viene percepita come una concreta, pragmatica amministratrice del territorio,
anche se nella sua carriera non ci sono esperienze di governo (con l’eccezione
trascurabile del ministero della Gioventù ai tempi di Berlusconi). Ma Giorgia
Meloni punta al governo e, da qualche tempo, ha iniziato a parlare di politica
economica. Nessuno prende sul serio le sue analisi e proposte. Ho deciso di
riempire questo vuoto, qualcuno doveva pur farlo.
Partiamo da questa agenzia Ansa del 2
dicembre: “Se fossimo costretti a ristrutturare il debito salterebbero le banche
italiane, che detengono il 70 per cento del debito”. Lo ha detto parlando del
Mes la leader Fdi Giorgia Meloni a Quarta Repubblica che andrà in onda stasera
su Rete 4. “L’Unione bancaria converrebbe a noi, alle nostre banche: a che
punto è?”, si e’ chiesta la deputata parlando delle possibili trattative per
rivedere il Mes.
Singolare linea di ragionamento: se
fallisce la Repubblica italiana, con tutto il rispetto per Unicredit e Intesa,
la salute delle banche mi sembra il problema minore. Ma la Meloni sembra
pensare il contrario: il default dello Stato è un problema bancario, non una
catastrofe per cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Anche il numero
citato pare un po’ a caso. Sulla base dei dati della Banca d’Italia, ad agosto
2019 il debito pubblico in mano a istituzioni finanziarie residenti era il 46,6
per cento (1.148.129 miliardi su 2.462.623).
martedì 3 dicembre 2019
Marco Travaglio e l’”Eurocazzaro”, ma si “dimentica” di Di Maio…
Ma com’è che Travaglio se la prende con
Salvini dimenticando che nel precedente governo “gialloverde” (un colore da
virus gastrointestinale) c’era tale Luigi Di Maio. Il leghista mancato Di Maio.
Anche lui dormiva?. O si stava facendo una sega, perché eccitato mentre
guardava la panza del suo grande
amore (politico, s’intende) Matteo Salvini?
Sì, perché se Travaglio non l’avesse
notato, quando Conte parla di ministri, viceministri ecc..che non ecceperino
alcunchè in più incontri, si riferiva anche a Di Maio..ma Travaglio ignora
completamente che a sollevare quello che lui ritiene un falso problema più ancora
dell’”Eurocazzaro” Salvini - come lo definisce il direttore de Il Fatto Quotidiano
- è stato Luigi Di Maio. Il “capo politico” del M5S… che “sostiene” il governo
Conte.
Prima o poi Travaglio dovrà ammettere la
pochezza di Di Maio. Non gli errori. Gli errori ci
Marco Travaglio: l’Eurocazzaro
da: Il Fatto Quotidiano
Ce ne vorrebbe uno al giorno, di confronto
Conte-Salvini in Parlamento, per far capire agli italiani da chi sono governati
oggi e da chi rischiano di esserlo domani. Da una parte una persona seria e
competente. Dall’altro un caso umano in stato confusionale.
Ieri, alla Camera e
al Senato, si è visto un premier che sa ciò che dice e conosce le materie che
tratta. E un aspirante successore che palesemente denota “disinvoltura a
restituire la verità e resistenza a studiare i dossier”. Conte ha puntualmente
ricostruito l’iter del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), il costante
coinvolgimento del Parlamento e dei ministri dei suoi due governi fin da quando,
il 27 giugno 2018, appena arrivato, il premier riferì le proposte della
Commissione europea. E nessuno fece una piega. Due giorni dopo, al vertice Ue,
Conte propose modifiche alla bozza del Mes e l’11 dicembre tornò a riferirne
alle Camere: nessun’obiezione neppure allora. Ne riparlò al Parlamento il 19
marzo, vigilia del Consiglio europeo. E di nuovo il 19 giugno, prima
dell’Eurosummit decisivo. Lì perfino il leghista No Euro Alberto Bagnai gli
fece i complimenti: “Mi permetta, signor Presidente del Consiglio, di
ringraziarla per il fatto che lei, in applicazione di questa norma e in
completa coerenza con quel principio di centralità del Parlamento, fin dal
primo giorno, affermò in questa sede di voler rispettare, sia venuto ad
annunciarci che questo approfondimento tecnico ci sarà”.
Intanto anche i ministri direttamente
interessati, da Tria a Savona, riferivano infinite volte in Parlamento, in aula
e nelle commissioni (a partire da quelle presiedute dai leghisti anti-Ue Borghi
& Bagnai). E anche lì tutti muti. Per non parlare dei sette fra vertici di
maggioranza e
Meno male che c'è Wikipedia: Massimo Gramellini, Il senatore Confucio
Questa è una tazzina di autocritica.
Recentemente, diciamo negli ultimi trent’anni, mi sono guadagnato da vivere
ironizzando sull’ignoranza dei politici, non disgiunta da una certa dose di
cafonaggine spacciata per simpatia. Quanto mi sbagliavo. Ieri al Senato è andato in scena un dibattito di tale levatura da fare ammutolire d’invidia Cicerone. Ha cominciato la Lega, scomodando
per Conte un capolavoro della letteratura mondiale: Pinocchio. Ci sparate addosso Collodi? — avranno pensato i
democratici — e allora beccatevi Shakespeare.
Così Delrio ha paragonato Salvini al
parolaio Mercuzio e Conte al palpitante Romeo, forse tenendo per il Pd l’ambito
ruolo di Giulietta. Colpito in ciò che più gli sta a cuore, la cultura, Salvini ha deciso di giocarsi l’arma
fine-di mondo, rivelando la fonte di ispirazione dei suoi selfie dialettici: le massime di Confucio. Mi hanno detto
che Emma Bonino ha rilanciato con Victor
Hugo, ma non l’ho sentita. Dopo la citazione di Matteo Confucio sono
svenuto. Per il dispetto, s’intende. Come ho potuto sottovalutare la preparazione dei nostri governanti o
quantomeno la loro rapidità nel digitare «frasi celebri» su Google?
A rassicurarmi nei miei biechi pregiudizi è
venuto in soccorso un grande classico,
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