domenica 15 dicembre 2019

Aforismi e Pensieri: Abramo Lincoln



Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per i fondelli tutti per tutto il tempo.

venerdì 13 dicembre 2019

Gianna Nannini: video, La differenza

Gran Bretagna, elezioni: vince Boris Johnson, il 31 gennaio è Brexit


da: https://www.internazionale.it/  - di Marco Mancassola

Dalle urne esce un Regno Unito intossicato dalla Brexit 


Non c’è un lieto fine al termine degli anni dieci. Le elezioni con cui cala il sipario su questo decennio occidentale portano un risultato brutale. Stamattina, molti di noi a Londra si sono svegliati attoniti, stravolti, perfino più del mattino seguente al referendum del 2016.

La scelta posta agli elettori britannici era binaria, quasi elementare. Da un lato, Boris Johnson e il suo stratega Dominic Cummings hanno trasformato i tory in un partito a tema unico, sotto il motto ossessivo di “Get Brexit done”. Dopo tre anni e mezzo di convulsione politica permanente (uno stato di crisi che loro stessi hanno cominciato con la vittoria dei pro Brexit al referendum), hanno sfruttato un nuovo potente sentimento politico: il desiderio di un taglio netto, di soluzione definitiva a ogni costo. Procedere con la Brexit e farla finita.

Il messaggio sottinteso era che la Brexit è tutto ciò che conta. Durante la campagna elettorale Johnson non ha parlato quasi di altro, e si è sottratto alle interviste per non essere interrogato su altri temi scivolosi.

All’opposto, il leader laburista Jeremy Corbyn ha tentato la stessa operazione delle elezioni del 2017: spostare il dibattito sui temi sociali. Allora, nel 2017, una campagna elettorale miracolosa e l’inettitudine dell’avversario Theresa May gli avevano permesso di

mercoledì 11 dicembre 2019

Pasolini, “Io so”: sulla strage di piazza Fontana, Milano 12 dicembre 1969


Pier Paolo Pasolini - Corriere della Sera del 14 novembre 1974.


Il romanzo delle stragi

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del «vertice» che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli «ignoti» autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della CIA (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.

Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine a criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

martedì 10 dicembre 2019

Salvini a Cartabianca, punti nascita chiusi in Emilia: perchè non parla di quelli chiusi in Lombardia..


Nel fare zapping mi sono imbattuta in Salvini dalla Berlinguer. Ho così scoperto che domenica è stato in due località emiliane dove, lui dice, non gli hanno chiesto delle sardine ma dei punti nascita che Bonacini ha chiuso.

Chissà se qualche donna che abita in alcune località della Val Seriana ha visto e sentito Salvini fare tale dichiarazione.

Perché Salvini non parla dei punti nascita chiusi in alcune località lombarde. Perché non ci sono le elezioni regionali? Se lo ricorda Salvini che in Lombardia governa il centro destra e che quello della regione Lombardia è considerato il modello sanitario nazionale (?!).

Che ne dice di andare a Piario, in provincia di Bergamo. Neppure lì gli parleranno delle sardine ma del punto nascita chiuso all’ospedale. Sentirà la gente del posto che gli dirà che il punto nascita è stato chiuso perché nessun politico nativo o residente a Piario ha “amicize” “legami” in regione Lombardia. 
Sentirà donne che gli diranno che le gravidanze devono essere programmate per

I sovranisti perdono tempo con Nutella e Mes, mentre arriva la seconda guerra fredda tra America e Cina


da: https://www.linkiesta.it/it/ - di Andrea Fioravanti

Secondo il Financial Times, il governo cinese ha ordinato di rimuovere entro tre anni tutti i pc e i software stranieri dagli uffici dei dipendenti pubblici. Intanto Washington minaccia nuovi dazi contro l’Italia se approverà la web tax


Lo scontro sui dazi tra Stati Uniti è Cina è diventata una guerra fredda tecnologica senza che ce ne accorgessimo. Secondo il Financial Times, il partito comunista cinese avrebbe ordinato di rimuovere entro tre anni tutti i Pc e i software stranieri dagli uffici dei dipendenti pubblici. Parliamo di una cifra imponente tra i 20 e i 30 milioni di componenti hardware che saranno sostituiti nel 2020 (la metà del totale), 2021 (il 30%) e 2022 (20%). Un colpo micidiale da 150 miliardi di dollari per i fatturati delle statunitensi Microsoft, Dell e Hp. L’ordine da Pechino è arrivato a inizio anno ed è la risposta mossa di Donald Trump di mettere al bando la cinese Huawei dal mercato Usa per ragioni di sicurezza nazionale. Per il governo cinese il compito non sarà facile perché hard drive e microprocessori dei computer usati dai dipendenti statali sono tutte Made in Usa e i principali fornitori di software sviluppano prodotti per sistemi operativi di Windows e macOS, delle statunitensi Microsoft e Apple. Un compito difficile che il governo cinese vuole raggiungere. In palio in questa corsa alla Luna “digitale” non c’è solo l’autarchia tecnologica ma la supremazia sul 5G nei prossimi vent’anni.

Secondo l’economista americano Nouriel Roubini questa seconda guerra fredda sarà «l’inizio della de-globalizzazione e balcanizzazione dell’economia globale». L’ultima volta aveva predetto prima di tutti la crisi economica del 2008. Potrebbe avere azzeccato di nuovo. Come trent’anni fa, si formeranno due blocchi contrapposti

Meglio tardi che mai: Esselunga avvia i minimarket


Dopo l’”invasione” di Carrefour express in tutta Milano - in particolare in zone di uffici o residenziali a corto di supermarket e negozi - anche Esselunga ha capito che bisogna occupare una certa fascia di mercato. Da tempo mi chiedevo come mai Esselunga lasciasse campo aperto alla concorrenza ignorando l’opportunità di aprire tipolgie di supermarket più mirati alla tipologia di clienti di certe zone.
Per ora si tratta solo dell’apertura di un minimarket con il marchio “laEsse”, ma Esselunga dovrà aprirne altri, soprattutto a Milano. E’ totalmente assente in alcuni punti della città dove invece Carrefour ha una diffusione capillare.  
Ovviamente, i prodotti devono essere mirati tipologia di clienti della zona. Vale a dire: se apro un minimarket in un punto dove ci sono uffici, i prodotti maggiormente cercati andranno dai fazzoletti di carta, ai biscotti, all’acqua minerale, ai panini, tramezzini..ecc.. Difficilmente il prodotto più cercato sarà il detersivo per lavare piatti e bucato. Da presentare in uno scaffale ma non sarà al top delle vendite. 

da: https://it.businessinsider.com/ - di Giuliano Balestreri  

Esselunga scommette sul minimarket e da Milano lancia la sfida a Carrefour e Coop

Ipermercati addio? E’ presto per dirlo, ma lo sbarco di Esselunga nel segmento dei negozi di prossimità è un segnale forte di cambiamento. D’altra parte la scelta dell’azienda nasce proprio dalla necessità di rispondere a nuove esigenze di consumo: rapido, fuori casa e fresco. Per ora la nuova insegna “la Esse” è solo un format sperimentale che non prevede piani di crescita futuri: per il colosso della grande distribuzione si tratta di un test per valutare la risposta della clientela e valutare le prossime mosse.
La Esse – spiega l’azienda – è costruita “su tre livelli per un totale di 400 mq, è stata ideata per rispondere alle nuove abitudini di acquisto: offre infatti al cliente un’esperienza omnicanale concentrata all’interno dello stesso negozio fisico, che soddisfa le esigenze di spesa quotidiana, completa oppure di fruizione in loco” e di conseguenza “rappresenta un’ulteriore evoluzione dell’esperienza di acquisto della food company”.
Di certo si tratta di una novità assoluta nella strategia del gruppo. Un’apertura verso un segmento a oggi inesplorato che sarebbe stata voluta dal direttore generale Sami Kahale. Il risultato è quello di un segnale di forte discontinuità con il passato quando il format di prossimità non pareva riscuotere grande interesse. La strategia di Esselunga era sempre stata quella degli enormi volumi con grandi promozioni e per questo i punti vendita tendevano ad allargarsi e ampliarsi ogni qual volta fosse possibile.

lunedì 9 dicembre 2019

Le «false» prime case? In Italia sarebbero circa 135 mila



A Courmayeur, per esempio. Due mesi fa, in modo da prepararsi per tempo alla stagione sciistica, il Comune ha investito 20 mila euro. E si è rivolto a una ditta specializzata per verificare la «sussistenza della contestuale dimora abituale e della residenza anagrafica del contribuente e del proprio nucleo familiare». Ma anche alla Maddalena, in Sardegna, dove il Comune si era mosso da tempo recuperando mezzo milione. Con poca fantasia li chiamano furbetti dell’Imu. Sono quelli che trasformano, per il Fisco, una seconda casa in prima casa, tecnicamente abitazione principale. Perché sulla seconda casa si paga l’Imu mentre sulla prima no. Ma sbaglia chi pensa che il fenomeno sia confinato solo e soltanto alle zone turistiche di lusso. A Boiano, in Molise, il Comune ha affidato la pratica a una società esterna che ha già notificato 506 avvisi per un totale di 475 mila euro. Non proprio spiccioli.

Ma quante sono le «false prime case» che potrebbero sparire se passasse l’emendamento alla manovra presentato dai relatori e sul quale il governo ha annunciato il suo no? Trattandosi di una forma di evasione di fatto, ci si deve accontentare delle stime. Ma sono stime autorevoli perché arrivano proprio dal governo. Il gettito previsto dalla stretta sull’Imu è di 200 milioni di euro. Sul numero delle case il ragionamento è più complesso. La stima è di 135 mila «false prime case» ma si tratta di un numero ballerino. Per l’Imu sulla seconda casa si pagano in media 746 euro l’anno. Ma la somma è molto variabile a seconda del Comune, che fissa l’aliquota all’interno di una forchetta decisa dallo Stato. E le stime alla base dell’emendamento mettono in conto che questo fenomeno potrebbe essere più diffuso proprio nei Comuni dove è più alta la rendita catastale della casa e anche l’aliquota fissata dal Comune. Più Courmayeur che Boiano, insomma. Anche se non solo.

Mattarella contro «l’indecente» evasione fiscale



Il presidente della Repubblica incontrando gli studenti al Quirinale ha tuonato contro chi non paga le tasse: «È un atto di individualismo esasperato» che costa 119 miliardi l'anno.
Duro monito di Sergio Mattarella contro l’evasione fiscale. «È una cosa davvero indecente, perché i servizi comuni, la vita comune è regolata dalle spese pubbliche. Se io mi sottraggo al mio dovere di contribuire sto sfruttando quello che gli altri pagano, con le tasse che pagano».

PERCHÉ È DIFFICILE COMBATTERE QUESTA PIAGA?
La presa di posizione del capo dello Stato è stata resa nota della presidenza della Repubblica ed espressa nel corso di un incontro con degli studenti gli studenti di alcune scuole secondarie di secondo grado al Quirinale. In particolare il presidente ha risposto a una domanda di uno dei ragazzi, “Perché in Italia è così difficile combattere la piaga dell’evasione fiscale?”.

QUESTIONE DI SENSO CIVICO
«L’evasione fiscale è l’esaltazione della chiusura in sé stessi, dell’individualismo esasperato. È un problema serio in molti Paesi. Lo è nel nostro. Vi sono Paesi in cui è molto più grave, vi sono Paesi in cui invece il senso civico di ciascuno lo ha quasi azzerato. È un problema grave perché significa ignorare che si vive insieme e che la convivenza significa contribuire tutti insieme – come dice la Costituzione, secondo le proprie possibilità – alla vita comune».

domenica 8 dicembre 2019

Mario Andrea Rigoni: il genio della mediocrità


Per capire il successo, altrimenti inspiegabile, di certi individui, bisogna sapere che esiste un tipo del tutto particolare di genio: il genio della mediocrità.

Giuseppe Prezzolini: la mediocrità dei politici


Gli uomini politici italiani, in generale, sono mediocri.

sabato 7 dicembre 2019

Massimo Gramellini: Sovranismo spalmabile




Nella sua ormai penultima dichiarazione, Matteo Salvini ha affermato di non amare più la nutella da quando ha scoperto che le nocciole sono turche e forse arrivano da noi sui gommoni. Essendo egli l’Uomo Forte invocato dagli italiani intervistati dal Censis, si può supporre che altri ne seguiranno l’esempio, in attesa che Salvini espella dalla sua dieta la banana ecuadoregna e la birra tedesca. Quanto alla parabola della nutella d’Alba, che fino a pochi mesi fa il difensore delle nocciole autoctone ostentava nelle dirette social, esprime alla perfezione le contraddizioni del sovranismo. Prendete un pezzo di pane e seguitemi. La nutella è un prodotto italiano che per diventare sé stesso ha bisogno di contaminarsi con lo straniero. Senza l’apporto delle nocciole migranti che consentono di sfornare barattoli in quantità industriale, molti lavoratori italiani perderebbero il posto. Ecco un caso da manuale in cui l’apertura delle frontiere genera ricchezza. A rigor di logica sovranista, sono semmai i turchi che dovrebbero dispiacersi per il fatto che noi facciamo le nutelle nostre con le nocciole loro.

P.S. Ieri un Salvini col dolcificante ha postato una foto dove sorride accanto a uno scaffale di nutella. L’algoritmo che detta all’Uomo Forte ogni mossa mediatica si sarà accorto di avere

Un italiano su due vuole "l'uomo forte al potere"



Per il Censis, sono 8 milioni gli italiani pessimisti assoluti, già convinti che la democrazia liberale abbia i giorni contati e che a sostituirla sarà una qualche forma di regime autoritario

Una politica che non riesce a dare risposte e finisce quasi con il suicidarsi sta facendo pagare un prezzo elevato agli italiani: l'innesco di crescenti pulsioni antidemocratiche. E la tentazione è quella di mettersi nelle mani dell'uomo forte e consegnargli il potere.

Sono 8 milioni gli italiani pessimisti assoluti, già convinti che la democrazia liberale abbia i giorni contati e che a sostituirla sarà una qualche forma di regime autoritario. Lo rileva il Censis nel suo 53esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese.

I numeri
Impietosa la fotografia. Oggi solo
·          il 19% degli italiani parla frequentemente di politica quando si incontra
·          il 76% non ha fiducia nei partiti (e la percentuale sale all'81% tra gli operai e all'89% tra i disoccupati)
·          Il 58% degli operai e il 55% dei disoccupati sono scontenti di come funziona la democrazia in Italia

Il Rapporto Censis ci dice che la sfiducia è il fil rouge del rapporto tra società italiana e politica. Alle elezioni politiche del 2018 i non votanti - intesi come la somma di astensioni, schede bianche e nulle - erano il 29,4% degli aventi diritto: il 26,5% nel Nord-Ovest, il 24,5% nel Nord-Est, il 27,1% nel Centro, il 35,5% nel Sud e nelle isole.

giovedì 5 dicembre 2019

Tommaso Merlo: Salvini fa imbufalire pure la Madonna



Si mormora che la Madonna voti Lega Salvini Premier e faccia pure campagna elettorale. Ma invece di esternare da Pontida lo faccia da Medjugorje. Ci pensa poi il suo pastorello padano ad interpretare e diffondere i Suoi messaggi. L’ultimo diceva di stare attenti agli sguardi delle persone. Salvini ci ha meditato sopra, poi ha interpretato il messaggio per noi peccatori. Dice che bisogna stare attenti allo sguardo di quel losco figuro di Giuseppe Conte che a sentire il pastorello padano ha qualcosa da nascondere e sta scappando.

In realtà Giuseppe Conte sta lavorando a differenza sua, ma questi sono dettagli. La verità è che anche la Madonna è contro il MES e i fedeli attendono un messaggio a breve sulle precauzioni da adottare nella ristrutturazione dei debiti degli stati membri in difficoltà finanziarie. Si spera per Natale ma è un periodaccio e tutto rischia di slittare a febbraio.

A sentir Salvini la Madonna avrebbe visto Giuseppe Conte aggirarsi di notte in pigiama per Palazzo Chigi bramoso di firmare il MES di nascosto col preciso intento di tradire gli italiani e mandarci in malora. Un vero satanasso. Menomale che c’è il pastorello padano a vegliare su di noi. Lui sì che è sincero, lui sì che è capace, lui sì che è un infaticabile lavoratore e se non bastasse, lui sì che è benvisto perfino dal Firmamento dove fanno a gara per illuminare la sua ascesa ai pieni poteri. O almeno era questa la convinzione di tutti gli uomini di buona volontà, sennonché a seguito della grana del MES, i giornali bosniaci hanno fatto trapelare indiscrezioni raccolte in quel di Medjugorje che sembrano delineare uno scenario diametralmente opposto.

mercoledì 4 dicembre 2019

Dalle banche all’Ilva, l’autunno caldo delle vertenze



Non solo gli 8 mila esuberi annunciati da Unicredit. Sindacati sul piede di guerra per i possibili tagli in Alitalia e le crisi che riguardano Auchan, Whirlpool e La Perla.

Gli 8 mila esuberi annunciati da Unicredit nell’arco del piano 2020-2023 in Europa occidentale, di cui circa 5.500-6 mila dipendenti in Italia, sono solo gli ultimi di una serie di tagli, nel settore bancario e non solo, che il mercato del lavoro è chiamato a fronteggiare in realtà più o meno grandi e dislocate da Nord a Sud del Paese.

DALL’EX ILVA AD ALITALIA, SI RISCHIANO ALTRE MIGLIAIA DI ESUBERI
A questi si aggiunge, restando alle vertenze riesplose negli ultimi mesi, il rischio di altre migliaia di esuberi, a partire dall’ex Ilva fino ad Alitalia, sulle quali pendono come una spada di Damocle cifre altrettanto consistenti: casi in cui si è parlato di una possibile richiesta, finora mai ufficializzata, di 5 mila tagli. Segno di una situazione occupazionale in sofferenza, nonostante i passi verso la ripresa certificati dai dati più recenti, che allarma i lavoratori ed i sindacati e travolge rami e settori più disparati: non solo banche, grandi industrie e multinazionali.

NEL MIRINO DEI TAGLI ANCHE SUPERMERCATI ED ELETTRODOMESTICI
Nell’occhio del ciclone ci sono tagli che vanno dai supermercati al comparto degli elettrodomestici alla moda. E per far fronte ai quali è necessario mettere in campo, e rafforzare – è l’imperativo ricorrente dei sindacati -, gli ammortizzatori sociali. Insieme a una politica industriale. «Il tema del lavoro e della crescita è in caduta libera nel nostro Paese.

Le "melonate" di Giorgia Meloni...


Giorgia Meloni non viene presa sul serio da nessuno. Chissà perché
di Stefano Feltri 



Giorgia Meloni è il politico italiano più sottovalutato. Continua a essere trattata come una mascotte, anche se Fratelli d’Italia è ormai arrivato al 10 per cento. Ha un programma di estrema destra ma viene percepita come una concreta, pragmatica amministratrice del territorio, anche se nella sua carriera non ci sono esperienze di governo (con l’eccezione trascurabile del ministero della Gioventù ai tempi di Berlusconi). Ma Giorgia Meloni punta al governo e, da qualche tempo, ha iniziato a parlare di politica economica. Nessuno prende sul serio le sue analisi e proposte. Ho deciso di riempire questo vuoto, qualcuno doveva pur farlo.

Partiamo da questa agenzia Ansa del 2 dicembre: “Se fossimo costretti a ristrutturare il debito salterebbero le banche italiane, che detengono il 70 per cento del debito”. Lo ha detto parlando del Mes la leader Fdi Giorgia Meloni a Quarta Repubblica che andrà in onda stasera su Rete 4. “L’Unione bancaria converrebbe a noi, alle nostre banche: a che punto è?”, si e’ chiesta la deputata parlando delle possibili trattative per rivedere il Mes.

Singolare linea di ragionamento: se fallisce la Repubblica italiana, con tutto il rispetto per Unicredit e Intesa, la salute delle banche mi sembra il problema minore. Ma la Meloni sembra pensare il contrario: il default dello Stato è un problema bancario, non una catastrofe per cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Anche il numero citato pare un po’ a caso. Sulla base dei dati della Banca d’Italia, ad agosto 2019 il debito pubblico in mano a istituzioni finanziarie residenti era il 46,6 per cento (1.148.129 miliardi su 2.462.623).

martedì 3 dicembre 2019

Marco Travaglio e l’”Eurocazzaro”, ma si “dimentica” di Di Maio…


Ma com’è che Travaglio se la prende con Salvini dimenticando che nel precedente governo “gialloverde” (un colore da virus gastrointestinale) c’era tale Luigi Di Maio. Il leghista mancato Di Maio. Anche lui dormiva?. O si stava facendo una sega, perché eccitato mentre guardava la panza del suo grande amore (politico, s’intende) Matteo Salvini? 

Sì, perché se Travaglio non l’avesse notato, quando Conte parla di ministri, viceministri ecc..che non ecceperino alcunchè in più incontri, si riferiva anche a Di Maio..ma Travaglio ignora completamente che a sollevare quello che lui ritiene un falso problema più ancora dell’”Eurocazzaro” Salvini - come lo definisce il direttore de Il Fatto Quotidiano - è stato Luigi Di Maio. Il “capo politico” del M5S… che “sostiene” il governo Conte. 

Prima o poi Travaglio dovrà ammettere la pochezza di Di Maio. Non gli errori. Gli errori ci

Marco Travaglio: l’Eurocazzaro


da: Il Fatto Quotidiano

Ce ne vorrebbe uno al giorno, di confronto Conte-Salvini in Parlamento, per far capire agli italiani da chi sono governati oggi e da chi rischiano di esserlo domani. Da una parte una persona seria e competente. Dall’altro un caso umano in stato confusionale. 
Ieri, alla Camera e al Senato, si è visto un premier che sa ciò che dice e conosce le materie che tratta. E un aspirante successore che palesemente denota “disinvoltura a restituire la verità e resistenza a studiare i dossier”. Conte ha puntualmente ricostruito l’iter del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), il costante coinvolgimento del Parlamento e dei ministri dei suoi due governi fin da quando, il 27 giugno 2018, appena arrivato, il premier riferì le proposte della Commissione europea. E nessuno fece una piega. Due giorni dopo, al vertice Ue, Conte propose modifiche alla bozza del Mes e l’11 dicembre tornò a riferirne alle Camere: nessun’obiezione neppure allora. Ne riparlò al Parlamento il 19 marzo, vigilia del Consiglio europeo. E di nuovo il 19 giugno, prima dell’Eurosummit decisivo. Lì perfino il leghista No Euro Alberto Bagnai gli fece i complimenti: “Mi permetta, signor Presidente del Consiglio, di ringraziarla per il fatto che lei, in applicazione di questa norma e in completa coerenza con quel principio di centralità del Parlamento, fin dal primo giorno, affermò in questa sede di voler rispettare, sia venuto ad annunciarci che questo approfondimento tecnico ci sarà”.

Intanto anche i ministri direttamente interessati, da Tria a Savona, riferivano infinite volte in Parlamento, in aula e nelle commissioni (a partire da quelle presiedute dai leghisti anti-Ue Borghi & Bagnai). E anche lì tutti muti. Per non parlare dei sette fra vertici di maggioranza e

Meno male che c'è Wikipedia: Massimo Gramellini, Il senatore Confucio



Questa è una tazzina di autocritica. Recentemente, diciamo negli ultimi trent’anni, mi sono guadagnato da vivere ironizzando sull’ignoranza dei politici, non disgiunta da una certa dose di cafonaggine spacciata per simpatia. Quanto mi sbagliavo. Ieri al Senato è andato in scena un dibattito di tale levatura da fare ammutolire d’invidia Cicerone. Ha cominciato la Lega, scomodando per Conte un capolavoro della letteratura mondiale: Pinocchio. Ci sparate addosso Collodi? — avranno pensato i democratici — e allora beccatevi Shakespeare. Così Delrio ha paragonato Salvini al parolaio Mercuzio e Conte al palpitante Romeo, forse tenendo per il Pd l’ambito ruolo di Giulietta. Colpito in ciò che più gli sta a cuore, la cultura, Salvini ha deciso di giocarsi l’arma fine-di mondo, rivelando la fonte di ispirazione dei suoi selfie dialettici: le massime di Confucio. Mi hanno detto che Emma Bonino ha rilanciato con Victor Hugo, ma non l’ho sentita. Dopo la citazione di Matteo Confucio sono svenuto. Per il dispetto, s’intende. Come ho potuto sottovalutare la preparazione dei nostri governanti o quantomeno la loro rapidità nel digitare «frasi celebri» su Google?

A rassicurarmi nei miei biechi pregiudizi è venuto in soccorso un grande classico,