sabato 25 agosto 2018

Crollo ponte Morandi: “All’ombra de’ cipressi ovvero lacrime per l’azionista”


da: Il Fatto Quotidiano - di Marco Palombi

Siamo sinceramente colpiti vedendo ogni giorno di che lacrime grondi, e di che sangue, la sofferenza della stampa italiana per l’azionista di Atlantia che potrebbe perdere il capitale per via di quell’incidentuccio di Genova. 
L’azionista piccolo, per carità, ché quelli grossi tipo Benetton, BlackRock o il Fondo sovrano di Singapore manco li nominano. 

Il Messaggero, per dire, piange sui 50mila piccoli risparmiatori “della holding cui capo Autostrade che in caso di ritorno della gestione allo Stato rischierebbero di trovarsi con un pugno di mosche”: tanta gente eh, mica come i “15 mila rimborsati” di Etruria e le altre che, ahinoi, sono in realtà solo una parte degli obbligazionisti mentre i piccoli azionisti sono stati azzerati del tutto ed erano 130mila, cui aggiungere magari i 210mila delle due venete e i 155mila di Mps, che hanno perso miliardi senza avere il bene di una lacrima sui media mainstream. 

Pure La Repubblica è preoccupata per i piccoli risparmiatori, ma soprattutto per il Sistema Italia: “Le linee di credito di Atlantia

Crollo del ponte Morandi, nel paese reale: 20 anni per non sistemare, 20 minuti per trovare un colpevole






20 anni per (non) sistemare un ponte, 20 minuti per trovare un colpevole: eccolo qua, il problema dell’Italia
Pochi minuti dopo la tragedia del Ponte Morandi di Genova e già era partita la caccia al capro espiatorio. Ma i ritardi e le negligenze del sistema infrastrutturale italiano riguardano tutti, nessuno escluso. E dovremmo fare i conti con questo, non cercare capri espiatori che paghino per tutti
di Francesco Cancellato

Neanche quarantott’ore dalla tragedia del Ponte Morandi di Genova e abbiamo già un colpevole, cui addossare tutta la responsabilità dell’accaduto: si tratta di Autostrade per l’Italia, cui il ministro alle infrastrutture Danilo Toninelli, i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte hanno già promesso la revoca della concessione autostradale e una multa da 150 milioni di euro. Così, senza che non sia conclusa, forse nemmeno iniziata, una straccio di indagine, né emesso mezzo avviso di garanzia, perché «ad Autostrade paghiamo i pedaggi più alti d’Europa e loro pagano tasse bassissime», dice Di Maio. Cosa che, ne converrete, non c’entra nulla con quanto accaduto al Ponte Morandi, ma pare faccia guadagnare un sacco di like su Facebook.

E pazienza, pure, che la revoca delle concessioni non arriverà mai, perché a quanto pare Autostrade per l’Italia incasserebbe una penale di venti miliardi di euro, che non abbiamo neanche per sbaglio. L’importante, oggi, era trovare

Genova, crollo ponte Morandi: “Renzi e Grillo i veri colpevoli”



Genova, crollo ponte: Renzi e Grillo sono i veri colpevoli del disastro
Allarmi inascoltati, favolette, accordo Governo-Autostrade... Matteo Renzi e Beppe Grillo sono i veri colpevoli del disastro di Genova
di Ludovico Polastri

Ci voleva una tragedia tutt’altro che casuale come quella successa a Genova per scoperchiare il vaso di pandora che copriva gli interessi lucrosi dei Benetton e non ci voleva certo un gran analista finanziario per capire che i ricavi miliardari della famiglia trevigiana non erano certo quegli straccetti prodotti nei paesi di sviluppo e venduti nei loro negozi ormai in via di estinzione. I veri interessi poggiano su attività tipicamente parassitarie come i pedaggi autostradali e i parcheggi degli aeroporti. La società Atlantia, controllata dai Benetton, ha un fatturato di 6,18 miliardi di euro ed amministra 5.000 km della rete autostradale italiana, oltre ad infrastrutture aeroportuali come quella di Roma. Solo ora ci si accorge che la società, molto abilmente, non ci metteva di tasca propria i soldi per le manutenzioni ma le faceva pagare al contribuente. Lo ha scoperto Giorgio Ragazzi, economista, che su La voce.info spiega in linguaggio tecnico come Autostrade per l’Italia, d’accordo con l’allora governo Renzi (che dovrebbe essere trascinato alla sbarra) avesse raggiunto un singolare accordo economico.

Strage di Genova: Ponte Morandi, progettato male e con problemi di degrado




Ponte Morandi, parla il professore che lanciò l’allarme: «Progettato male e con enormi problemi di degrado»
Parla Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, che due anni fa parlò di «fallimento ingegneristico» e di «ponte da ricostruire»: «Se di ponti di quel tipo ce ne sono tre in tutto il mondo, un motivo ci sarà»
di Francesco Cancellato

«Macché capolavoro, è un fallimento dell’ingegneria». Così, in un’intervista all’emittente televisiva Primo Canale il professor Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, aveva definito il ponte Morandi, il viadotto dell’autostrada A10 che attraversa il torrente Polcevera in direzione dell’aeroporto del capoluogo ligure, crollato improvvisamente nella mattina del 14 agosto 2018, poco prima di mezzogiorno. Quell’intervista, datata 5 maggio 2016 assume oggi le sembianze di una sinistra profezia: «Non dissi niente di sconvolgente, in quell’intervista - dichiara oggi Brencich, contattato telefonicamente da Linkiesta.it -, ma mi limitai a dare argomenti a ciò che a Genova in molti, esperti e profani, sostenevano da tanto tempo: che il ponte Morandi andasse sostituito e ricostruito».

Professore, che effetto le fa veder concretizzato l’allarme che aveva lanciato due anni fa?
Sono ovviamente sgomento e temo ci saranno molti morti. Di sicuro, posso dire

lunedì 2 luglio 2018

Buone ferie..




Verità e giustizia, l’uccisione del giudice Borsellino: ‘ tra i più grandi depistaggi della storia italiania’


 


da: Il Fatto Quotidiano 
  
Borsellino, ‘tra i più grandi depistaggi della storia’. Dietro falsi pentiti (e agenda rossa) gli apparati che lo temevano
Le motivazioni della sentenza Borsellino quater che 14 mesi fa chiuse l’ultimo processo sulla strage di via d’Amelio attestano nero su bianco "un proposito criminoso degli investigatori, che esercitarono in modo distorto i loro poteri". L'ex questore La Barbera accusato anche della sparizione del diario di Borsellino. La procura di Caltanissetta chiede il rinvio a giudizio per tre poliziotti

“È uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”. I giudici della corte d’assise di Caltanissetta ieri hanno depositato le motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater sulla strage che il 19 luglio 1992 uccise il procuratore aggiunto e i poliziotti della scorta: 1.856 pagine, 12 capitoli. La corte che 14 mesi fa concluse l’ultimo processo sulla strage di via d’Amelio non fa sconti. L’atto è una pietra essenziale del lungo e faticoso lavoro di ricostruzione della verità, nella quale si fissa nero su bianco la stagione dei misteri e dei depistaggi senza fine che puntano al cuore dello Stato. Di fatto i giudici imputano il depistaggio agli investigatori dell’epoca e parlano espressamente di “disegno criminoso”. Il movente dunque sarebbe proprio da cercare nel quadro di una convergenza di interessi tra Cosa nostra e altri centri di potere che percepivano come un pericolo l’opera del magistrato.

sabato 9 giugno 2018

"Sì, la pacchia è finita, ma per Salvini: Aboubakar Soumahoro, amico di Soumaila Sacko


Aboubakar Soumahoro, amico di Soumaila Sacko, ucciso a colpi di fucile.
Si è laureato in sociologia mentre faceva il bracciante nelle campagne, oggi fa l'operaio, parla 4 lingue, ed è membro del comitato nazione dell'Usb.

Erano anni che non sentivo dire parole - serie, vere - di sinistra. Ma no...è un discorso di giustizia sociale. Totalmente assente in alcune zone del paese... 


Soumaila Sacko, migrante del Mali ucciso a colpi di fucile



Soumaila Sacko, le istituzioni cominciano a rispondere: Fico visiterà la tendopoli di San Ferdinando

Dopo giorni di silenzio rotti dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo discorso alla Camera durante il giorno della fiducia, ecco arrivare i primi segnali forti nella vicenda dell’omicidio di Soumaila Sacko, migrante del Mali e sindacalista dell’Usb ucciso sabato 2 giugno mentre stava recuperando del materiale per il campo dove viveva a San Ferdinando, in Calabria.


Il presidente della Camera Roberto Fico si recherà nella tendopoli lunedì 11 giugno. Si tratta di un gesto importante, di vicinanza da parte delle istituzioni.

Nella manifestazione di solidarietà avvenuta immediatamente dopo l’omicidio di Sacko, il sindacalista dell’Usb Aboubakar Soumaharo aveva chiesto la presenza in loco del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, il quale non si è mai fatto vedere e non ha pronunciato nessuna dichiarazione a riguardo.

Noemi e Morgan: Altrove (live, teatro Arcimboldi Milano)


Noemi e Morgan: Canzone per te (S. Endrigo)

venerdì 8 giugno 2018

Ivano Fossati: testo, C’è tempo


Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno che hai voglia ad aspettare
un tempo sognato che viene di notte
e un altro di giorno teso
come un lino a sventolare.

C'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci.

C'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate
e saper raccontare ai nostri bambini quando
è l'ora muta delle fate.

C'è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c'era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.

Ivano Fossati: video, C’è tempo

lunedì 4 giugno 2018

M5S-Lega: governo Di Maio e Salvini, un ogm (organismo geneticamente modificato)


Eravamo rimasti che, da quanto si leggeva in merito al tavolo di lavoro M5S-Lega, non vi era motivo di ritenere che una delle due parti non s’impegnasse seriamente. Eppure, nella settimana che precede il 27 maggio, la mia sensazione era di un Salvini sempre più orientato alle elezioni anticipate per capitalizzare i sondaggi che lo davano in forte ascesa. Ovviamente, Salvini è troppo furbo per giocare a carte scoperte. Il suo impegno al tavolo del contratto prosegue, Di Maio non lo po’ accusare di nulla. Ma almeno capisce quali sono le reali volontà di Salvini? Manco per……un organo sessuale maschile

E si arriva a domenica 27 maggio. O si fa il governo o ognuno per la sua strada. Mattarella non cede su Savona ministro dell’Economia. Salvini non molla: vuole Savona in quel ministero. Risultato: tutti a casa anziché a Palazzo Chigi. Mattarella si presenta davanti alle telecamere e dal suo discorso si evince che Savona all’Economia non ci può stare per certe sue idee. Non va a lui, non va a Bruxelles.
E perché Savini non cerca una soluzione di mediazione? Perché vuole le elezioni anticipate.

All’interno del M5S o magari Grillo e Casaleggio, spiegano a Di Maio che colui con cui ha lavorato con “grande sinergia” glielo ha piazzato in quel posto lì.

martedì 29 maggio 2018

Nel paese reale: azienda Melegatti, dichiarato il fallimento



Fine di una storia
Ha dichiarato fallimento il giudice che ha preso in mano il fascicolo della storica azienda Melegatti.  Famosissima per i suoi pandori, il 14 ottobre 1894, Domenico Melegatti ricevette il Certificato di Privativa Industriale dal Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio del Regno d’Italia per aver inventato il nome, la forma e la ricetta del Pandoro. Un certificato che tanto rese orgogliosa la famiglia e che oggi, martedì 29 agosto, diventa un ricordo da tenere tra le “carte di famiglia”, dopo che il giudice Giulia Rizzuto del tribunale veronese ha dichiarato il fallimento della società e della controllata “Nuova Marelli” di San Martino Buon Albergo. Un cerchio si chiude con una pesantissima situazione debitoria e 350 dipendenti a casa.

La solidarietà non è bastata
Campagne a favore dell’azienda di pandori e pubblicità non sono servite a salvare l’azienda. Venne anche organizzata una festa di Natale nel segno della solidarietà dei lavoratori che rischiavano il posto. Appelli online “Salva Melegatti” vennero condivisi in tutta Italia, addirittura il Movimento Democratico e Progressista “Articolo Uno” promosse un brinidisi: «Grazie a un fondo che ha pagato le materie prime e le bollette dell’azienda sono tornati a produrre per Natale – recitava il manifesto della campagna “Sostieni Melegatti” per lanciare

Leghisti "ad honorem".....


  

Matteo Salvini ringrazia Sergio Mattarella e Di Maio (con Grillo e Casaleggio)


Dicono che questo governo non sia nato perché Mattarella l’ha impedito.
Dare tutto il demerito o merito (dipende dai punti di vista) a Mattarella mi pare ingeneroso nei confronti di altri due (o quattro?): Salvini e Di Maio (o Di Maio + Grillo + Casaleggio?)

Cominciamo da quello che ha pensato di essere un protagonista della partita e, invece, non ha capito lo schema di gioco: Di Maio.
Che poteva fare? Capire che il gioco era in mano a Salvini. Va detto  che, per sbloccare due posizioni opposte, a Di Maio non restava che provare e riprovare con la mediazione. Se non lo ha fatto è un bene che non sia al governo. Significa che non ha la statura per gestire situazioni che, in politica (ma non solo), si presentano continuamente.
Ma ciò che è peggio, è che si è fatto prendere per il sedere da Salvini e non se n’è accorto.

Io sono dell’idea che è meglio sbagliare a 30 anni che per 30 anni. Ergo: largo ai giovani.
Detto questo, non si può candidare un “infante” che non ha avuto esperienze professionali a fare il presidente del consiglio. Se avesse lavorato in un’azienda avrebbe colto alcune “sfumature” sui rapporti all’interno di strutture che a volte collaborano insieme mentre altre volte hanno obiettivi diversi e comportamenti non sempre trasparenti. Avrebbe capito come ci si “muove” in alcune situazioni. Avrebbe fatto conoscenza con l’arte della mediazione, della “navigazione”, nozioni indispensabili per raggiungere l’obiettivo e/o sopravvivere senza piegarsi.

E veniamo a colui che tra una lettura, la visione di un tg, qualche telefonata ricevuta da ambienti economici/finanziari (voglio essere generosa: ricevuta e non fatta), ha pensato di non dover cedere di fronte a Salvini.
Si chiama Sergio Mattarella. Democristiano. Professione: presidente della Repubblica. C’è da augurarsi per lui che qualche suo interlocutore telefonico non sia sotto intercettazione…

Antonio Padellaro: Governo, gli errori del Colle che hanno fatto il gioco di Salvini


Condivido e sottoscrivo in toto



da: Il Fatto Quotidiano

Dispiace molto, ma il presidente della Repubblica per evitare un rischio possibile ha fatto un errore sicuro. Con conseguenze imprevedibili. Dispiace perché, oltre al rispetto dovuto all’istituzione che tutti ci rappresenta, in questi lunghi e difficili mesi milioni di italiani (come chi scrive) hanno riposto grande fiducia nella saggezza e nelle doti di equilibrio di Sergio Mattarella. Vedrete che alla fine lui troverà la quadra, questo era l’umore che sentivamo in giro. Accompagnato dalla sensazione positiva che alla fine, gira e rigira, un governo avrebbe visto la luce. Condivisa anche da parte di molti che non avevano votato Cinque Stelle, e neppure Lega, poiché dopo 85 giorni sulla giostra delle consultazioni (seguite a una campagna elettorale sfibrante) il senso comune chiedeva comunque qualcuno che guidasse questo Paese. Chi per mettere alla prova (dopo tante promesse mirabolanti) le reali capacità dei cosiddetti “vincitori”. Soprattutto come espressione della volontà popolare espressa da 17 milioni di elettori il 4 marzo. Il famoso popolo sovrano.

Purtroppo non è andata così e stamane ci è accaduto di svegliarci sotto il cielo plumbeo della delusione e dell’incertezza sapendo che probabilmente siamo in larga compagnia. Ecco perché il presidente Mattarella, per tutelare (così ha detto) il risparmio degli italiani – che al momento (così leggiamo) resta in zona di sicurezza – ha scelto di spendersi con una decisione presa “non a cuor leggero”. E di spendere un valore altrettanto importante: la fiducia dei cittadini nella democrazia rappresentativa, nel voto. Il problema deflagrato domenica sera ha avuto una lunga gestazione che gli “abili tessitori” del Colle non hanno evidentemente saputo o voluto governare. Trovandosi poi del tutto spiazzati all’ultima curva dallo scaltro cinismo del signor Matteo Salvini, complici alcune ingenuità di Luigi Di Maio. Dovendo così subire quel ritorno alle urne che Mattarella più di ogni altra cosa diceva di temere. Voto che si è improvvisamente trasformato in un referendum sull’euro e sul medesimo Mattarella che ha dato fuoco alle polveri. Con prevedibile crescita degli astenuti: visto che votare non serve a niente, che ci vado a fare? Non bisognava arrivare a questo punto. Anche perché è stato congedato sul nascere un esecutivo che aveva i numeri per ottenere la fiducia in Parlamento. Mentre ora fa posto a un governicchio balneare nato morto. Un bel capolavoro, non c’è che dire.

Perché sale lo spread? Cos’è il debito pubblico? Domande e risposte sulla crisi



Come funziona il mercato dei titoli di Stato, cos’è il «differenziale» tra Btp italiano e Bund tedesco e i conti in tasca ai 2.300 miliardi che zavorrano i nostri conti pubblici
di Giuditta Marvelli e Gino Pagliuca 

Perché sale lo spread e l’effetto che fa
Lo spread misura la distanza tra il rendimento dei nostri titoli di Stato e quelli della Germania. Ma come funziona? E perché sale? I titoli di Stato vengono comprati e venduti sul mercato secondario dove si formano i prezzi dei Btp già collocati in asta. Più le quotazioni scendono - perché come accade in queste ore molti stanno vendendo i titoli italiani per paura di quello che potrebbe accadere - più lo spread sale. I Btp verranno comunque rimborsati a 100 pagando lungo la strada cedole (fisse o variabili) e quindi la svalutazione del prezzo fa alzare la posta del rendimento. Questo significa che chi ce li ha in portafoglio e non li vende fino a scadenza non patisce perdite reali. Ma lo Stato, che deve rifinanziare periodicamente il debito pubblico, in occasione delle successive emissioni dovrà pagare di più, alzando l’onere a carico del Tesoro per il servizio del debito. E’ esattamente quello che è successo per esempio oggi ai Ctz: in un mese questi titoli biennali sono passati da un rendimento negativo a 0,35%, guadagnando più di mezzo punto che si è tradotto in minori entrate per il Tesoro in sede di collocamento. E’ vero che i tassi in Europa stanno lentamente salendo, ma in Italia corrono di più (almeno in questi giorni) sull’onda dell’incertezza politica.

lunedì 28 maggio 2018

Stefano Feltri: Di Maio, Salvini e Mattarella: le colpe condivise di una crisi di sistema


immagine tratta dal sito: http://www.lindro.it/
da: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Le prove di forza si fanno soltanto quando si è sicuri di vincere. E Sergio Mattarella ha perso. Anche perché l’esito era già segnato: Matteo Salvini aveva deciso da tempo di tornare alle elezioni per rafforzare il controllo sul centrodestra, fagocitare quel che resta di Forza Italia e neutralizzare le opposizioni interne alla Lega di chi – come Roberto Maroni e Luca Zaia – contestano da sempre la scelta di trasformare un partito regionalista in un movimento sovranista e nazionalista.

Che Salvini non avesse il governo Conte come priorità era intuibile dal rifiuto netto a indicare Giancarlo Giorgetti come ministro dell’Economia, come auspicato da tutti gli investitori, dal Quirinale e perfino da molti dei Cinque Stelle che avrebbero preferito di gran lunga il pragmatico senatore leghista all’81enne, imprevedibile, Paolo Savona.

La prima matrice della crisi istituzionale che in queste ore scuote la democrazia italiana è dunque tutta politica. Tattica. Matteo Salvini è riuscito in un colpo solo a costruire un nuovo bipolarismo intorno alla sua figura e alla Lega (sovranisti contro europeisti), a mettere in crisi la leadership del suo concorrente Luigi Di Maio, ora attaccato sia da chi lo considera troppo propenso ai compromessi per aver trattato con la Lega sia da chi lo giudica un irresponsabile per aver chiesto la messa in stato d’accusa di Mattarella. E, capolavoro finale, mentre Salvini innesca la crisi si presenta anche come suo argine, il più responsabile tra gli irresponsabili perché a differenza dei Cinque Stelle non chiede le dimissioni di Mattarella e difende il presidente della Bce Mario Draghi da chi segue logiche complottiste in cerca di capri espiatori.

Lucia Annunziata: Bugiardi



Volevano abbandonare l'Euro ma non l'avevano mai detto prima. La crisi comincia ora e avrà come centro Mattarella

Il Presidente Mattarella ha fatto bene.

Ricordate questa affermazione perché da ora in poi vi sarà richiesto molte volte di ripeterla. O di negarla.

La vera crisi comincia ora ed avrà al suo centro proprio il Presidente. La campagna elettorale iniziata non appena Conte ha rimesso il suo mandato, verrà tutta svolta intorno alla natura, l'identità, la forza nonché l'esistenza stessa della istituzione presidenziale.

Al di là delle chiacchiere sull'impeachment, buffonate della domenica sera, la sostanza del prossimo futuro è che le forze politiche che hanno proposto il governo mai nato andranno ora in giro come le ronde della moralità pubblica a chiedere a tutti: con chi stai? Con Mattarella il traditore, o con il cambiamento? Con le istituzioni o con i cittadini? Con le elite corrotte o con il popolo? Come se si potesse stare con un traditore, con le sorde istituzioni, o con le elite corrotte.

Il discorso di Mattarella: 27 maggio 2018, il rifiuto a Paolo Savona come ministro dell’Economia


Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata - com'è noto - una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un'intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo.

Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.

sabato 26 maggio 2018

Matteo Salvini: vuole governare con il M5S o tornare a votare?


L’ultimo che pensava che al primo giro elettorale avrebbe stravinto le elezioni si chiamava Matteo Renzi. Convinzione che sempre più si rafforzava tanto che, il PD propose una riforma elettorale con l’obiettivo di tornare a governare con paparino: Silvio Berlusconi.
E’ andata male a Renzi è andata male a Silvio che, però, nel frattempo è stato riabilitato. Che non significa che le condanne siano sparite. Ma può ricandidarsi.

Ed ecco la volta di altri due che pensano che alle prossime elezioni stravinceranno.
Uno è il solito Silvio Berlusconi, che pensa che una sua ridiscesa in campo farebbe recuperare a Forza Italia i milioni di voti che ha perso nelle ultime due elezioni politiche.
L’altro è Matteo Salvini. Sta “tenendo duro” su Savona ministro dell’Economia perché conta sul fatto che Mattarella non cederà. La “tentazione” di Salvini

No alla flat tax, no al reddito di cittadinanza se assistenzialismo


Nettamente contraria alla flat tax. Le tasse devono essere progressive. E non solo perché lo dice la Costituzione, ma perché lo dice quella cosa che si chiama: giustizia sociale.
Vanno diminuite le aliquote Irpef, introdotti meccanismi di riduzione e/o agevolazioni per le imprese che reinvestono gli utili (contrariamente, il minor carico fiscale finirebbe nelle tasche di manager o presunti tali).
La flat tx favorisce i redditi medio/alti, le tasse si possono diminuire senza per questo togliere la progressività.

Quanto al reddito di cittadinanza:
1. contraria, fintanto che non ci saranno criteri e controlli che impediscano che i finti poveri possano usufruirne; in un paese di evasori fiscali, dove accanto a poveri reali ci sono i finti poveri che dichiarano redditi oscenamente bassi, dove nessun governo ha finora mai perseguito seriamente evasori ed elusori, il reddito di cittadinanza finirebbe nelle tasche sbagliate;
2. contraria, se pensata, realizzata, gestita, come una forma di assistenzialismo perché nel cosiddetto nostro bel paese c’è una buona quota di gente che non ha voglia di fare un cazzo, mentre altri lavorano, si sbattono

Antonio Padellaro: Governo M5s-Lega, quei 17 milioni di italiani che i media non vedono


Finalmente qualcuno (Antonio Padellaro) che scrive ciò che è evidente a molti italiani ma “sconosciuto” a certi giornalisti, scrittori, artisti, gente varia con un reddito medio nettamente superiore al cittadino medio italiano e che vive in zone abitate dove mai e poi mai si è visto anche un solo un rom: “Il fatto è che molti di noi hanno la fortuna di vivere, forniti di speciali occhialini, in quartieri residenziali e comunque protetti. Non hanno campi Rom nei dintorni e non sono deliziati a ogni ora dal profumo di cibi esotici fortemente speziati. E se, per dire, vogliono farsi una canna si andranno a rifornire un po’ più lontano.

da: il Fatto Quotidiano

Un tg dell’altro giorno, dopo ampi servizi dedicati al curriculum “gonfiato” del premier non ancora incaricato Giuseppe Conte, informava sul concorso svoltosi a Torino per 5 (cinque) infermieri a cui hanno partecipato 3000 (tremila) persone giunte da tutta Italia, perlopiù giovani disoccupati. Ci veniva detto che superata la prima selezione i candidati superstiti ne affronteranno altre due o tre (con altri viaggi anche notturni e altre spese). Finché, come in certi fantasy dell’orrore, in un’arena colma di sangue e di speranze perdute ne resteranno solo 5 (cinque).

A quel punto chi scrive questo diario, in preda a un attacco acuto di demagogia, ha pensato: sai quanto gliene potrà fregare ai milioni di nostri concittadini in lotta per uno straccio di lavoro se Conte abbia frequentato oppure no quel determinato corso alla New York University o alla Sorbona. Sicuramente non ci dormiranno la notte, magari dopo aver trascorso il giorno a inviare CV (non imbellettati) senza ricevere risposta alcuna.

lunedì 21 maggio 2018

Berlusconi, dal mercato pubblicitario alle torri di trasmissione ecco gli interessi dell’ex premier nella partita del governo


da: https://www.ilfattoquotidiano.it/ - di Fiorina Capozzi e Paolo Fior

Innanzitutto le televisioni, ma non solo. Gli interessi economico-finanziari di Silvio Berlusconi e della sua famiglia sono molteplici e, da sempre, molto ben presidiati. Se appare scontato che una modifica della legge Gasparri, i cui tetti pubblicitari vennero costruiti su misura proprio per favorire Mediaset, avrebbe un impatto diretto e immediato sul gruppo, non bisogna credere che rivestano minore importanza partite quali il rinnovo del consiglio Agcom (l’Autorità di garanzia delle comunicazioni) in scadenza il prossimo anno o la questione della perdita dei requisiti di onorabilità dell’ex Cavaliere che, come effetto collaterale, ha aperto un contenzioso con Bce e Banca d’Italia sulla partecipazione del 29,9% in Banca Mediolanum (le autorità di vigilanza hanno imposto la vendita del 20%), contenzioso che per effetto della piena riabilitazione dovrebbe però ora chiudersi senza conseguenze.

E se il Milan è stato ormai ceduto ai cinesi finanziati dal fondo Elliott, quello stesso fondo che è recentemente entrato a gamba tesa nella partita Telecom