mercoledì 28 agosto 2019

Bacioni a Salvini. Ecco perché la vittoria alle europee è stata l'inizio della sua fine (per ora)


Il grande risultato del 26 maggio è stata una vittoria di Pirro per il leader della Lega che è diventato di colpo il nemico numero uno per la stabilità dell'Unione europea



Fuori dal Viminale, tornato all’opposizione e scaricato anche da Donald Trump. Matteo Salvini ricorderà a lungo l’estate del suo suicidio politico. In pochi giorni il leader della Lega ha perso tutto: visibilità, potere, la possibilità di comandare la maggioranza del Parlamento. E la colpa è stata proprio la vittoria clamorosa alle elezioni europee. Dal 26 maggio Salvini è diventato il nemico numero uno dell’establishment europeo che prima ha isolato i sovranisti dalle cariche più importanti, poi ha istituzionalizzato il Movimento Cinque Stelle e infine ha convinto l’opposizione dem a fare un governo con i nemici di sempre. Così lo spread ieri ha chiuso a 183, Conte è diventato di colpo uno statista e la coalizione giallorossa sembra l’alleanza più naturale del mondo. Avviso per i naviganti complottisti: non c’è stato nessun colpo di Stato, né una trama ordita dal gruppo Bilderberg, ma una lenta azione di moral suasion sui protagonisti italiani da parte delle cancellerie internazionali e alcuni errori marchiani dello stesso Salvini che hanno accelerato il processo. Uno su tutti il discorso di Pescara in cui dopo mesi di stallo e con la paura di una legge di bilancio entro i limiti imposti dai trattati europei, il leader della Lega ha chiesto: «Pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle al piede. Siamo in democrazia, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie» Ecco, con la prospettiva di un governo che facesse il deficit al 5% senza rispettare i vincoli europei, e un Parlamento sovranista che potesse scegliere in libertà il prossimo presidente della Repubblica, il sistema ha attivato gli anticorpi. Per la paura di non avere contrappesi allo strapotere leghista, i politici italiani hanno rispolverato il loro schema migliore: tutti uniti contro l’uomo solo al comando.


Permetteteci il paragone: come il governo tecnico di Monti ha alimentato i sovranisti, così la vittoria della Lega alle elezioni europee ha creato la risposta più dura del sistema Europa. Con tutto il rispetto per Polonia e Ungheria, avere un governo totalmente sovranista in Italia senza pesi e contrappesi creerebbe molti più problemi all’eurozona. La conferma di una certa pressione internazionale l'ha data ieri sera Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, ospite del Berghem Fest. «Appare evidente nelle ultime ore la decisione da parte delle cancellerie internazionali di mettere sotto tutela l’Italia per evitare che andasse in una direzione non gradita. Questo governo viene concepito al G7 di Biarritz». Non è un caso che Donald Trump ieri abbia twittato il sostegno a Giuseppe Conte, dando il suo endorsement per la riconferma del presidente del Consiglio con un’altra coalizione di governo. Una bella botta per i sovranisti italiani e c'è un motivo se il leader della Lega non ha commentato dicendo di essere in silenzio stampa. Il presidente degli Stati Uniti ha scaricato Salvini per il Russiagate di Savoini? Forse, ma il G7 di Biarritz è stato solo l’ultimo stadio di un processo che è partito da molto lontano. Il primo passo dei leader europei è stato quello di creare a giugno un cordone sanitario per evitare che l’eurogruppo di Salvini e Le Pen al Parlamento europeo occupasse qualsiasi carica.

L’elezione della neo presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stato il primo vero spartiacque per testare gli alleati di Salvini. Con la prospettiva di avere un candidato sgradito i sovranisti del centro-Est europa si sono coalizzati contro quelli dell’Ovest. Sia l’ungherese Viktor Orbàn che il polacco Jarosław Kaczyński hanno votato per la candidata tedesca atlantista, anti russa e sostenitrice della Nato. Così dopo le strette di mano in campagna elettorale quello che veniva considerato dalla Lega un alleato fondamentale per creare l’alleanza di centrodestra tra i sovranisti e i popolari europei ha usato la Lega e il M5S per bloccare la nomina di Frans Timmermans e Manfred Weber e dopo l’elezione di Von der Leyen è tornato con passo svelto all’ovile del Ppe. Ai sovranisti polacchi e ungheresi si è aggiunto il Movimento Cinque Stelle, decisivo per ratificare l’elezione di Ursula al Parlamento europeo, avvenuta con soli nove voti di scarto. Il M5S senza alleati e finito nel gruppo dei non iscritti ha preso l’ultimo treno utile per rientrare nella maggioranza europea. Una scelta criticata fin da subito da Salvini che ha capito da quel momento che non ci sarebbe stata la possibilità di fare la flat tax e una legge di bilancio totalmente a deficit fregandosene dei parametri europei.

E ora che il governo giallorosso è in arrivo il leader della Lega è diventato il cliché del politico sconfitto. Dice di non essere attaccato alla poltrona, ma non si dimette; chiede al M5S di ripensarci e continua a ripetere fino alla noia che da tempo dem e grillini preparavano l’inciucio a sua insaputa. Ma come direbbe Andreotti, la situazione è un po’ più complessa. Perché è vero che c’è stata pressione europea per istituzionalizzare il Movimento Cinque Stelle ma questa crisi di governo è tutta farina del sacco di Salvini. Nessuno ha costretto il leader della Lega a chiedere elezioni anticipate. Una mossa incomprensibile che ha solo accelerato un annacquamento in atto della deriva leghista. Domanda: ma se M5S e Pd avevano già l’accordo per il governo, perché Salvini è caduto nella rete facendo cadere l’esecutivo gialloverde? Avrebbe potuto continuare a governare imponendo con la forza dei consensi nei sondaggi la sua legge di bilancio a Tria e Conte. E invece no, ha sottovalutato la democrazia parlamentare e ha pensato che una semplice mozione di sfiducia avrebbe portato alle elezioni.

Come confermato ieri da Enrico Mentana durante la sua maratona televisiva, Salvini avrebbe telefonato a Zingaretti per assicurarsi che nessun dem avesse la tentazione di fare un'alleanza con i 5 Stelle. Non aveva fatto i conti con Matteo Renzi e Beppe Grillo e si è fatto ingabbiare nei rivoli dei tatticismi senza sapere come uscirne. Forse il leader della Lega è solo un ottimo oratore da social network che ha capito lo spirito dei tempi e nulla più. Perché quando si è trattato di fare politica vera, da quella estera all'interna le ha sbagliate tutte. Le cancellerie internazionali pensavano fosse il nuovo nemico numero uno dell'Unione europea e invece era solo un militante che ce l'ha fatta.

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